Tuscania – Si dimostra ancora una volta un attore eccellente Enrico Lo Verso. Energia nella voce. Luce negli occhi. Bravo. Indubbiamente. A piedi scalzi, vestito di bianco, regge la scena da solo per oltre un’ora e mezza. Tutto esaurito al teatro Rivellino di Tuscania, domenica 4 febbraio, per vederlo recitare in “Uno, nessuno, centomila”. Uno spettacolo portato in scena dall’attore per oltre 260 repliche in Italia. Dalla regia di Alessandra Pizzi, contemporaneamente anche autrice, Enrico Lo Verso propone un insolito Pirandello. Una versione originale ed efficace di “Uno, nessuno, centomila”, nella sua universalità. Rendendolo attualissimo, moderno e affascinante. A fine spettacolo, Lo Verso indossa velocemente una tunica, scende ai piedi del palco scenico e corre ad accogliere uno ad uno tutti i suoi fan. Stringe la mano uno ad uno a chi gli si avvicina. Firma autografi. Sorride affettuosamente e ringrazia personalmente un pubblico folto e caloroso.
Enrico Lo Verso mette in scena le debolezze umane. Recita come se non dovesse seguire un copione. Come se quelle parole gli venissero da dentro. Con quell’accento siciliano autentico che tiene ogni verbo saldo al suolo, fissandolo sul silenzio della platea muta e assorta e scaldandolo di passione. Parla del sè. Della conoscenza che ciascuno di noi ha o pensa di avere di se stesso, dei propri familiari. Del ruolo di una moglie che proietta in un “altro” quello vorrebbe fosse il proprio marito. Del proprio padre. Capendo infine che non sarà mai una conoscenza piena.
Impersonando il ruolo magnificamente, l’attore si dispera per tutti quei momenti in cui si viene giudicati pazzi. Solo perché si dimostra che si può essere diversi da come gli altri ci vedono. Poi vola sul concetto della solitudine. Il suo lato di beatitudine. E poi l’orrore del suo lato oscuro. “La gente non sa fare altro che guardare, guardare, guardare. Non riesce a farne a meno. Fino a farci persino percepire e convincere che la nostra realtà sia quella che si vede attraverso i loro occhi”, recita Lo Verso sul palco del Rivellino di Tuscania. L’attore, nella sua parte pirandelliana, affronta finemente una panoramica trasversale sull’essere e l’apparire.
Su quell’essere, per qualcuno, fuori dal comune. E per qualcun altro una marionetta da manovrare a proprio piacimento. Passare tempo davanti a uno specchio. Pensare di percepire persino se stessi attraverso quello che gli altri pensano che noi siamo. E concludere che la realtà di quel che siamo non è quello che gli altri percepiscono di noi. “Non mi sono più cercato in uno specchio”, recita in chiusura Enrico Lo Verso. “Non trovare felicità in tutto quello che rende felici gli altri. Essere uno. Essere nessuno. Essere centomila”.
Valeria Conticiani


