Bagnoregio – L’Alta Altene in tribunale. Giovedì prossimo, primo marzo, alle 12, dopo l’istanza di fallimento avanzata dai primi sei lavoratori della società di Bagnoregio che ha chiuso i battenti da quasi quattro mesi. In totale sono 36 i lavoratori licenziati, con le lettere che gli sono arrivate il 31 ottobre scorso.
L’Alta incontrerà i giudici di via Falcone e Borsellino in merito ai decreti ingiuntivi avviati dai primi sei lavoratori. “Servono per recuperare le somme che devono essere corrisposte – aveva spiegato il segretario della Femca Cisl, Roberto Marchetti -. Ci sono però delle difficoltà perché l’azienda non ha fornito le ultime buste paga comprensive di tutte gli emolumenti, compreso il tfr”.
Oltre ai sindacati, anche la politica sembra si stia occupando dei lavoratori licenziati. “L’obiettivo principale è ottenere la proprietà dell’immobile – aveva detto il sindaco di Bagnoregio, Francesco Bigiotti – per poter dare un seguito all’attività, o con la prosecuzione di ciò che si faceva prima o con la conversione in altri ambiti. Vogliamo garantire i posti di lavoro attuali e non solo, visto che siamo convinti di poterli aumentare. Abbiamo già detto a dipendenti e sindacati che siamo totalmente disponibili a far fronte a ogni situazione, e anche a garantire di ricollocarli quando finirà il periodo degli ammortizzatori sociali. Così ho chiesto al presidente della provincia di poter coordinare un tavolo con sindacati, dipendenti e i sindaci dei territori da cui provengono alcuni lavoratori per garantire un futuro professionale qualora dovesse verificarsi la più disperata delle ipotesi”.
E a palazzo Gentili il tavolo si è tenuto lo scorso 12 febbraio, alla presenza anche del prefetto Giovanni Bruno. “Di fronte a una questione così complessa e difficile, occorre responsabilmente mettere in campo interventi nell’ambito di una sinergia che possa assicurare maggiori opportunità di successo – aveva dichiarato il presidente della provincia, Pietro Nocchi -. Serve lavorare per la definizione di obiettivi tesi a ricercare, insieme ai sindaci, alle parti sociali e alle associazioni di categoria, misure idonee a tutela dei lavoratori appartenenti ad aziende in crisi nella nostra provincia”.
