Viterbo – E’ in corso oggi, anche a Viterbo, lo sciopero degli avvocati organizzato dall’Organismo congressuale forense nell’ambito della “Giornata della dignità e dell’orgoglio dell’avvocatura e della salvaguardia delle tutele: parliamone prima”.
Lo sciopero, che segue la manifestazione unitaria dello scorso 16 febbraio, cade in periodo di campagna elettorale a pochi giorni dalle elezioni del prossimo 4 marzo.
L’obiettivo degli organizzatori è sensibilizzare l’opinione pubblica e (a questo punto) il governo prossimo venturo sui “valori irrinunciabili” legati alla professione forense: la professione quale “strumento di composizione delle distorsioni sociali e del mercato”; il concetto della irrinunciabilità della tutela giudiziaria dei diritti, anche nella forma della giustizia di prossimità; l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura; il diritto ad una “giusta” remunerazione della prestazione professionale”.
In seguito all’astensione è slittata l’udienza prevista questa mattina davanti al collegio del processo Asl, giunto al rush finale a dieci anni dalla epocale maxinchiesta che, a partire dal 2008, ha scosso per i successivi quattro anni il mondo della sanità e i piani alti della politica e dell’imprenditoria viterbese.
La tensione toccò il culmine sei anni fa esatti, nel febbraio 2012, quando l’inchiesta si chiuse con un mare di indagati: in testa l’ex direttore generale della Asl viterbese Giuseppe Maria Aloisio; il consulente strategico Mauro Paoloni; il dirigente del Ced Ferdinando Selvaggini. E poi ancora, gli imprenditori della sanità privata Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio; il direttore dell’unità organizzativa di acquisto e vendita Renato Leoncini; i fratelli Giampaolo e Francesco Marzetti, finiti nella bufera per il centro diurno falisco Aureart che faceva capo alla moglie di Paoloni.
Lo scorso dicembre i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci hanno chiesto tre condanne: quella dell’ex dg Giuseppe Aolisio e del dirigente medico Renato Leoncini, rispettivamente a tre anni e mezzo e a due anni per induzione alla corruzione, e quella al pagamenti di 60mila euro all’Italbyte, per avere pagato tangenti in cambio di appalti milionari.
Il processo riprenderà il 25 maggio, quando saranno ascoltate le difese.
