Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Era un carabiniere, il valoroso giovane Luciano Lupattelli, vetrallese di 38 anni, in servizio presso la Legione territoriale dei carabinieri di Trieste .
Il 24 aprile 1944 venne prima assassinato e poi gettato in una delle foibe istriane dai partigiani di Tito, aveva avuto la sfortuna di essere testimone con il commilitone Gastone Englaro della violenza titina e per questo fini come migliaia di persone nelle viscere della terra carsica.
Nel 2010, Giorgio Rustia, presidente dell’associazione famiglie e congiunti dei deportati italiani in Jugoslavia e infoibati e Franco Biloslavo membro del consiglio direttivo dell’associazione delle comunità istriane mi contattarono per ricercare e ricostruire la storia e le radici del carabiniere Lupattelli.
Non ero nuova all’esperienza, ma questa volta, l’essere moglie e madre di carabinieri mi diede una sensibilità e una carica maggiore. Volevo fare presto, dovevo rendere onore a quel giovane vetrallese.
Passo dopo passo, ho ricostruito il mosaico storico fino ad arrivare ai parenti, in particolare alla nipote Luciana, figlia del fratello Lorenzo. Come accadeva in quegli anni nella nostra società contadina, la memoria affettiva veniva conservata e tramandata dando il nome dei congiunti morti ai propri figli.
La mite signora Luciana mi poggiò sul tavolo la fotografia del carabiniere Lupattelli e per la prima volta vidi il suo viso, il suo luminoso e fiero sguardo. Uno sguardo pieno di orgoglio che possiamo cogliere in ogni carabiniere, ancora oggi, proprio quando si sentono, figli onesti, al servizio del paese.
Raccolsi il racconto della signora Luciana con timore, capii che malgrado il tempo passato il dolore era ancora forte e crudele proprio come quella vicenda degli infoibati.
Ancora più irritante e incomprensibile la storia che vede nel 1959 il ritorno della casettina delle ossa dell’infoibato carabiniere a Vetralla. La signora Luciana dichiarò: “In attesa del funerale, quella casettina sembrava che nessuno la volesse, solo grazie alla tenacia di mio padre Lorenzo e all’intervento del consigliere comunale Ninetto Venturi riuscimmo a dargli una degna sepoltura”.
Ho voluto rammentare questa storia perchè possa essere ricordata nella nostra comunità nel Giorno del ricordo come riflessione e lealtà davanti alla triste vicenda dell’esodo istriano, fiumano, dalmata e alle foibe.
“Le follie umane” dovrebbero insegnarci a costruire nuovi percorsi di vita e nuovi orizzonti e la nostra società ne ha proprio bisogno .
Teresa Sestito in Cascitti
maestra elementare

