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“Incassi illegittimi dall’attracco per le barche”

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Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro

Marta – “L’opera è stata progettata come diga frangiflutti, necessaria per la protezione della darsena, e autorizzata dalla regione Lazio solo come opera idraulica per prevenire il fenomeno dell’insabbiamento”. Lo spiegano i finanzieri di Viterbo e del reparto operativo aeronavale di Civitavecchia dopo aver messo i sigilli alla banchina di 270 metri del porto di Marta. “Dagli accertamenti eseguiti – sottolineano le fiamme gialle – il comune aveva adibito la struttura a zona di attracco per diportisti, mediante l’installazione di pontili galleggianti, anelli di ancoraggio e corpi morti sui fondali, che difettavano anche degli opportuni collaudi”. Il tutto, secondo la Guardia di finanza, “in palese distonia con le finalità primarie dell’opera idraulica e in violazione del vincolo paesaggistico, con potenziali rischi connessi anche alla sicurezza dei natanti e all’inquinamento dell’area”.


Multimedia: video – Fotocronaca: I sigilli al porto di Marta


Il più grande porto del lago di Bolsena è sotto sequestro da ieri mattina, quando la procura di Viterbo ha fatto eseguire il provvedimento del Riesame. Il procuratore Paolo Auriemma e il sostituto Massimiliano Siddi si erano rivolti al tribunale della libertà dopo che il gip Francesco Rigato aveva respinto per due volte, a luglio e a ottobre 2017, la richiesta di far mettere i sigilli. Secondo il giudice per le indagini preliminari, “pur potendosi ritenere sussistenti elementi denotanti la consumazione del reato ambientale, la mera consumazione del reato non determina comunque l’insorgenza di un pericolo tale da rendere necessario il sequestro preventivo”. Ma la decisione è poi stata ribaltata dal Riesame, che ha sciolto la riserva lo scorso 7 dicembre.

Le indagini, tuttora in corso, hanno preso il via nel 2016 quando quella diga frangiflutti di 270 metri è stata inaugurata dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla regione Lazio con fondi europei. Otto gli indagati, già raggiunti dall’avviso di garanzia e difesi dall’avvocato Giovanni Labate. Il sindaco di Marta Maurizio Lacchini, la vicesindaca Lucia Catanesi, gli ex assessori Andrea Garofoli, Roberto Pesci e Cinzia Pistoni, il segretario comunale Mariosante Tramontana, l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Marta Angelo Centini e l’attuale, Giacomo Scatarcia.

“Agli indagati – spiega la Guardia di finanza – sono contestate alcune violazioni alla normativa ambientale per aver adibito la struttura portuale a zona di attracco per imbarcazioni, destinandola a finalità non previste dalle autorizzazioni, con grave impatto sull’equilibrio ambientale della zona lacustre protetta da particolari vincoli paesaggistici”. Ma l’accusa è anche di abuso d’ufficio e falso ideologico. “La realizzazione della nuova opera – continuano le fiamme gialle – ha costituito anche presupposto per l’illecita percezione da parte dell’amministrazione comunale di proventi economici corrisposti dai turisti con l’attracco delle imbarcazioni, utilizzando attrezzature non collaudate. Tali strumenti non potevano essere inseriti nella costruzione dell’opera idraulica, perché palesemente esclusi dalla relazione di progetto, dato il potenziale impatto sulla componente idrico-ambientale”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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