Viterbo – “Lavoro, sicurezza e rilancio del territorio”. “Rappresentare i proprio concittadini è un impegno che va onorato ogni giorno”. “La nostra coalizione è l’unica in grado di poter governare, da sola”. Francesco Battistoni candidato Forza Italia al Senato nell’uninominale, presenta la sua candidatura in vista del voto del 4 marzo.
Perché ha deciso di candidarsi?
“Ho accettato con gioia questa candidatura – dice Battistoni – perché ho sempre inteso la politica come servizio per gli altri e credo che il mio passato ne sia la prova. Girando per il territorio, incontro tanto entusiasmo e partecipazione, molti cittadini che manifestano la loro fiducia nei miei confronti ed è questa la miglior conferma che ho fatto la scelta giusta”.
Quali sono i punti del suo programma?
“I punti del programma di coalizione sono 10 e sono molto chiari. Per quanto mi riguarda, ho alcuni obiettivi a cui tengo in particolar modo: lavoro, sicurezza e rilancio del territorio.
Viviamo nel grande paradosso per cui vi sono tante eccellenze sul nostro territorio, ma non sono mai state valorizzate fino in fondo. Potrei fare diversi esempi, a partire dall’Università della Tuscia, un ateneo che è cresciuto grazie alla qualità dei suoi docenti, al lavoro del personale tecnico-amministrativo e dalla competenza e capacità del suo management, che, tuttavia, per sopravvivere in un contesto dinamico e competitivo, qual è ormai quello dell’alta formazione universitaria, necessita di una maggiore integrazione con il territorio, in grado di favorire una più efficace capacità attrattiva di studenti e ricercatori, che, come è noto, non dipende solo dalla qualità dell’istituzione accademica, ma anche dai servizi offerti dal territorio e dalle prospettive imprenditoriali, occupazionali e professionali offerte dallo stesso.
Oppure, alle infinite bellezze culturali ed archeologiche che insistono in tutta la zona ma che scontano il quasi isolamento, in termini di infrastrutture e collegamenti.
A tal riguardo, noi esponenti della coalizione di centrodestra, abbiamo recentemente firmato un patto per il rilancio del turismo, che, a partire dagli 8 punti presenti, vuole porre al centro dell’agenda di Governo diverse misure in grado di rilanciare il turismo nel paese ma, soprattutto, in questo territorio, a partire proprio da grandi miglioramenti infrastrutturali. Infine, anche la questione sicurezza è definente: dati recenti dimostrano come quasi il 50 % dei cittadini residenti nel Lazio si senta insicuro, vale a dire una persona su due.
Tutto questo deve cambiare, voglio restituire ai miei concittadini la possibilità di vivere a pieno le loro città, in cui devono poter girare, senza aver paura, sia di giorno che di notte, ma anche la loro vita sociale, permettendo loro di lasciare la propria casa senza paura di non trovarci nulla al loro ritorno”.
Qual è il tratto distintivo della sua candidatura?
“Mi permetto di dire, la passione e l’esperienza, due caratteristiche fondamentali, dal mio punto di vista, in politica. Ho fatto la “gavetta”: ho iniziato attaccando manifesti per poi vivere l’esperienza amministrativa, a partire da quella di sindaco nel mio comune, passando per la Provincia, fino ad arrivare in Regione.
Credo che i cittadini meritino persone di esperienza in grado di fare la differenza, una volta eletti, già dal 5 marzo. Rappresentare i proprio concittadini è un impegno che va onorato ogni giorno, al massimo delle proprie capacità, in cui l’esperienza può essere dirimente”.
C’è il rischio di una coalizione Renzi-Berlusconi o il futuro politico è ben
delineato?
“Credo che siano in numeri a dover parlare. Dagli ultimi sondaggi pubblicati siamo vicinissimi alla maggioranza, sia alla Camera che al Senato, pertanto, penso che il futuro politico del paese sia ben delineato, la nostra coalizione è l’unica in grado di poter governare, da sola”.
Cosa deve davvero cambiare nel paese?
“Le cose da cambiare sono diverse, perché è evidente che lo Stato non sta offrendo ai cittadini una vita all’altezza delle loro aspettative. Credo sia fondamentale cambiare la percezione stessa dello Stato nelle menti dei suoi cittadini che, da troppo tempo ormai, lo avvertono come nemico.
Una questione su tutte è quella della fiscalità. Crediamo molto nei diversi provvedimenti che vogliamo mettere in atto: a partire dalla flat tax fino ad arrivare agli sgravi fiscali previsti per quanti decideranno di assumere giovani disoccupati con contratti stabili, non solo perché riusciranno a far ripartire l’economia di questo paese, creando nuovi posti di lavoro, attraendo investimenti esteri ed eliminando l’evasione e l’elusione fiscale, ma soprattutto, perché possono ridare coraggio ai cittadini che, vedendo una tassazione fiscale meno onerosa, la riterranno più giusta e saranno incentivati a dare il massimo”.
Perché dovrebbero votarla?
“Se c’è un pregio in questa nuova legge elettorale è che permette ai candidati ai collegi uninominali di riavvicinarsi ai cittadini. Io sto girando incessantemente tutto il collegio per spiegare il mio programma, ma soprattutto, per dire ai cittadini che sono una persona che viene da questo territorio, che amo e in cui intendo rimanere. Per questo, la più grande promessa che voglio fare è che sono qui adesso ma soprattutto che ci resterò, comunque vada, anche dopo”.
Coma valuta questa campagna elettorale?
“E’ una campagna davvero atipica. Quest’anno vedo molti candidati concentrarsi sui social network. Io credo che siano uno strumento, una sorta di megafono della propria voce, ma non LO strumento. Per me la politica è ancora quella di una volta: andare in giro, ascoltare i problemi delle persone, discutere e rassicurare i cittadini facendosi carico delle loro istanze. Non credo molto in questa moda dei “like”, credo alle piazze, alle manifestazioni, a persone che scendono in campo e ci mettono la faccia”.
Coma valuta l’attuale ceto politico?
“Non vorrei risponderle, mi limiterò a dirle che c’è chi rappresenta una classe politica del fare da sempre attenta ai bisogni dei cittadini e del territorio e c’è l’incompetenza, l’assenza di esperienze qualificanti, che una volta erano motivo, per così dire, di imbarazzo e adesso sono diventate quasi motivo di orgoglio.
Credo che in un momento storico come l’attuale – conclude Battistoni – , in cui dilaga il disagio, l’inquietudine, la disoccupazione giovanile e il precariato, il modello del “incompetente di successo” non faccia bene a nessuno”.
