Viterbo – “Gianfranco Fieno è morto per un’insufficienza cardiocircolatoria e respiratoria acuta. Rita Franceschini per trauma cranico encefalico, emorragia cerebrale e insufficienza cardio respiratoria acuta”. Il dottor Saverio Potenza, dell’istituto di medicina legale di Roma Tor Vergata, lo ha scritto nella relazione inviata in procura subito dopo gli esami autoptici sui coniugi trovati cadavere il 13 dicembre scorso, nel loro appartamento al civico 26 di via Santa Lucia.
Ma risposte certe sulle cause, le modalità e il giorno della morte di Gianfranco, ottantatré anni, e Rosa, 71, le daranno solo gli esiti dell’autopsia. Scaduti i sessanta giorni di tempo per gli accertamenti, iniziati alle 12,45 del 15 dicembre e andati avanti per quattro ore, finiranno a breve sulla scrivania del procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e del sostituto Chiara Capezzuto.
I pm inquirenti hanno chiesto al medico legale Potenza di stabilire “a mezzo di esame esterno dei cadaveri di Gianfranco Fieno e Rosa Franceschini, di esame autoptico e di ogni altro eventuale accertamento ritenuto utile, la natura e il tipo delle eventuali lesioni riscontrate e quali siano stati la causa, i mezzi e l’epoca della morte. Proceda altresì al prelievo di liquidi biologici e tessuti per eventuali ulteriori indagini di laboratorio”.
L’autopsia è fondamentale, per sciogliere i principali dubbi sul delitto di santa Lucia. Ed era già stata sollecitata dal medico legale della Asl di Viterbo, Alessandro Pinnavaia, che la sera del 13 dicembre ha eseguito i primi rilievi sui cadaveri. “Gianfranco Fieno non risulta avere ecchimosi esterne evidenti e pertanto potrebbe essere deceduto per cause naturali, ma sarebbe opportuno effettuare l’esame autoptico al fine di verificare lo stato dei polmoni per escludere un soffocamento. Rosa Franceschini risulta invece aver subito due evidenti colpi alla parte sinistra del cranio, compatibili con un oggetto non appuntito e che a seguito di tali lesioni avrebbe perso molto sangue. Poiché la stanza dove sono stati rinvenuti i cadaveri risulta essere estremamente pulita, si ipotizza che il delitto sia stato perpetrato in un’altra stanza e successivamente il cadavere sarebbe stato spostato ai piedi del letto matrimoniale”.
Per gli inquirenti, Rosa sarebbe stata uccisa in cucina. Vicino al tavolo da pranzo, mentre era di spalle, dopo esser stata ripetutamente colpita alla testa con un attizzatoio di ferro. Le macchie di sangue sulle pareti erano visibili anche a occhio nudo. Ermanno Fieno, il figlio di 44 anni, avrebbe provato a cancellarle, ma senza riuscirci. È in carcere da due mesi, con l’accusa di omicidio volontario per aver cagionato la morte di entrambi i genitori. Ma con i risultati dell’autopsia in mano, qualora venisse confermata la morte per cause naturali del padre, la procura potrebbe riqualificare il capo d’imputazione.
Gianfranco e Rosa sarebbero stati trovati cadavere due settimane dopo la morte, anche se il medico legale Potenza nella prima relazione ha scritto come data della morte il 13 dicembre, giorno del ritrovamento dei corpi. Ma stando alle prime indiscrezioni, Rosa sarebbe morta la mattina del 29 novembre. Almeno dodici ore dopo il marito. Erano entrambi avvolti in delle pellicole da imballaggio, fissate con dello scotch all’altezza di collo, fianchi e caviglie. Lui era disteso sul letto. Lei ai suoi piedi, a terra.
Raffaele Strocchia
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.




