Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono la mamma di una ragazza di 18 anni e sono qui a raccontare un ennesimo fatto di malasanità accaduto nella nostra Regione.
Mia figlia deve eseguire una Moc lombare e femorale. Munita di ricetta medica, verso la metà di gennaio, chiamo il numero verde 803333 e mi viene detto che il primo appuntamento disponibile è il 18 di febbraio all’ospedale di Tarquinia. Non convinta, soprattutto per la lontananza, decido di non prenderlo. Il 27 gennaio 2018 mi reco al Cup dell’ospedale di Belcolle a Viterbo e accetto, vista l’urgenza e visto che non ci sono disponibilità prima di 5-6 mesi, un appuntamento per il 15 di febbraio a Tarquinia.
Il giorno fissato mi reco vado all’ospedale di Tarquinia, percorro circa 100 km, prendo un permesso al lavoro per accompagnare mia figlia, e mi viene detto che nella struttura non si eseguono più le “Moc” da un anno che l’appuntamento è stato un errore da parte del Cup.
Tomo a casa compongo il numero verde per prendere un altro appuntamento e mi viene risposto che la ricetta è legata all’appuntamento del 15 febbraio e devo o tornare dal medico per fare una nuova impegnativa o al Cup di Belcolle per farla sbloccare.
Quindi lo sbaglio è “loro” ma il problema è solo “mio”.
Cosa scelgo di fare?
Dal punto di vista medico prendo un appuntamento presso una struttura privata per il giorno dopo e pago 70 euro, nonostante mia figlia è esente per patologia; dal punto di vista morale mi sento di rendere pubblico l’accaduto e lo farò presente anche al direttore sanitario della Asl di Viterbo.
Mi rammarica confermarlo, ma ogni volta che dico ai miei figli di andare a vivere in un paese più civile, mi rendo conto che faccio la cosa giusta.
Claudia Antonioli
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