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“Stop alla movida incontrollata, se si vuole ripopolare il centro storico”

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La movida a via San Lorenzo tra le auto

La movida a via San Lorenzo tra le auto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Alcune considerazioni sul Caffeina Christmas Village 

A un mese circa dalla  chiusura dell’edizione 2017 del Villaggio di Natale si sente  la necessità di avviare su questo evento una riflessione, che al di là dei toni trionfalistici espressi  da parte della Fondazione Caffeina, metta a fuoco una serie di criticità che erano già emerse lo scorso anno e che quest’anno sono state acuite dalla eccezionale durata della manifestazione.

Chiaramente all’interno del Comitato di Quartiere San Pellegrino, che è una libera associazione  di residenti e quindi, come è naturale, composita ed eterogenea, i pareri sono molteplici e l’indice di gradimento sul Village non è lo stesso per tutti, in relazione agli interessi, al coinvolgimento, alla filosofia di vita di ciascuno, tuttavia le  considerazioni che seguono risultano  condivise da molti  con cui ci siamo confrontati. 

Non c’è dubbio che la manifestazione con la presenza dei bambini rallegri le vie solitamente silenziose del centro storico,  tuttavia ad essa è legata una serie di disagi talvolta pesanti per i residenti, in un periodo in cui alle incombenze della quotidianità si assommano i frenetici preparativi del Natale, oltre alle eventuali, possibili emergenze: malattie, accompagnamento di anziani, bambini ammalati, ecc.

Non dobbiamo dimenticare che la manifestazione non si realizza all’interno di un palcoscenico vuoto, ma di fronte alle porte, sotto  le finestre, di fronte ai garage, di chi abita nel centro, impedendo, soprattutto nei momenti di massima affluenza, di raggiungere le abitazioni, anche a fronte di impreviste necessità.

Senza considerare poi che i pochi posti auto a ridosso delle mura, dove di solito parcheggiano i residenti, in quel periodo sono off limits.

Non è accettabile che il centro storico e i suoi abitanti vengano tenuti sotto assedio per ben 45 giorni (senza considerare il periodo precedente e seguente alla manifestazione, in cui fervono le opere di montaggio e smontaggio dei vari arredi).

I Villaggi Natalizi , che ormai con le medesime caratteristiche si svolgono in molte città e cittadine d’Italia hanno generalmente una durata inferiore, almeno quelli che si trovano nei centri  e non in luoghi periferici, appositamente attrezzati per l’evento. Spesso sono aperti solo nei fine settimana o hanno un orario giornaliero più limitato, proprio per non recare disturbo ai cittadini. E del resto sembra del tutto inutile tenere aperto per un periodo così lungo un mercatino che quest’anno ha visto quasi sempre nel corso della settimana le strade e le diverse attrazioni deserte e un afflusso discreto  solo nei fine settimana.

E’ del tutto inaccettabile il balletto del volume della musica che nel corso della giornata è stato alzato e abbassato, secondo l’estro di chi comandava l’impianto di filodiffusione. Un impianto del genere  nelle vie di un centro abitato può essere accettabile solo se il volume è appena percettibile, un sottofondo che contribuisca a creare un’atmosfera, ma non un  frastuono, che talvolta ha impedito  anche la conversazione (sottolineo che alcune guide turistiche che hanno avuto la ventura di accompagnare dei gruppi in visita a “Viterbo città d’arte” in quel periodo hanno raccolto impressioni piuttosto negative sulla confusione provocata dalla musica ad alto livello, che impediva perfino di sentire le parole della guida).

A detta di quanti gestiscono B&B e Case Vacanza  nel centro storico la maggior parte dei turisti approdati a Viterbo nel periodo natalizio sono venuti per visitare la città con i suoi edifici e le sue bellezze architettoniche, nonché le località  storico artistiche di cui è ricco il nostro territorio e non il mercatino di Natale, per cui la presenza delle casette di legno istallate nel bel mezzo delle piazze più belle ha creato più sconcerto che altro.

Quindi la manifestazione non ha aumentato in modo  considerevole le presenze stabili nella città, né incrementato sensibilmente il lavoro delle strutture di accoglienza del centro. Ha attirato piuttosto un turismo giornaliero dalla provincia e dalle zone limitrofe, che non è quello che porta ricchezza.

E del resto, al di là dei luoghi fantastici ricreati ad arte per la gioia dei piccoli, il mercatino offriva ben poco  dell’artigianato e dei prodotti alimentari tipici, di cui pure il nostro territorio è ricco, in quanto la maggior parte degli stand presentava cibo da strada di varia provenienza (siciliani, pugliesi, napoletani, ecc.).

Alcuni ristoratori della zona hanno dichiarato di essere stati addirittura danneggiati dal mercatino, perché la gente preferiva mangiare per strada piuttosto che sedersi ai tavoli del ristorante; per non parlare poi dei gestori degli stand, alcuni dei quali hanno dichiarato che l’impegno economico da loro sostenuto per tenerli  aperti  è stato superiore di gran lunga ai guadagni e al sacrificio.

Gli organizzatori della manifestazione sostengono che il loro principale obiettivo è quello di rianimare il centro storico, ma trascurano un fattore che sfugge al visitatore di passaggio e non figura nel bilancio di questi eventi straordinari: il numero dei residenti che ogni anno, stanchi dei disagi di cui sopra, decidono di mettere in vendita le proprie abitazioni e di trasferirsi altrove.

Il  problema del progressivo  spopolamento del centro della città è molto preoccupante e il Comitato di Quartiere di San Pellegrino da tempo lo va segnalando all’amministrazione senza ottenere adeguate risposte.

Non sono di certo gli eventi straordinari a tenere in vita  i centri storici (non siamo noi a dirlo, ma una quantità di studi seri sul tema) ma la quotidianità: occorre che i bambini ci vivano stabilmente con le loro famiglie, non che ci vengano una volta all’anno a scrivere la letterina a Babbo Natale.

Lo spopolamento di una delle zone più belle e prestigiose della città non è una fatalità, ma il frutto di politiche errate che le  diverse amministrazioni che si sono succedute hanno adottato, abbandonando il centro alla movida incontrollata e al degrado.

Occorre urgentemente una inversione di tendenza e dal momento che siamo in campagna elettorale ci piacerebbe anche sapere se e quali programmi i diversi  schieramenti politici in campo hanno elaborato per porre rimedio a questo processo, che danneggia la città intera, in quanto il centro storico è tra le principali attrattive sulle quali puntare per lo sviluppo di un turismo culturale di qualità.

In conclusione ci aspettiamo che l’amministrazione cittadina, nel momento in cui stabilisce di concedere il centro storico per manifestazioni così lunghe e impegnative tenga anche nel dovuto conto i sacrifici che vengono imposti ai cittadini residenti, che in teoria dovrebbero godere dei diritti e del rispetto di cui godono tutti gli altri viterbesi e che  si cerchino dei compromessi perché le varie manifestazioni arrechino il minor disturbo possibile e possano essere attuate con l’approvazione e il gradimento di tutti.

Se non si vuole che i cittadini debbano ricorrere ad altre strade per vedere riconosciuti i loro diritti.

Maria Elena Pierini, presidente del Comitato di Quartiere di San Pellegrino


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