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“Noi vogliamo la scuola della Costituzione”

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Scuola - Una classe elementare

Scuola – Una classe elementare

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Sono un’insegnante di scuola superiore, candidata per la lista Potere al Popolo alla Camera.

Sostengo la lista civica per Viterbo Lavoro e Beni Comuni.

Leggo di un intervento rilasciato dalla segreteria generale Uil scuola di Viterbo, nella persona di Silvia Somigli. Le rispondo, con non poca meraviglia.

Nel suo articolo del 6 febbraio la Somigli ci ricorda, non solo, che il territorio di Viterbo è interessato da tre elezioni importanti: le politiche, le regionali e le comunali, ma, sottolinea anche come queste siano “tre occasioni fondamentali per dire qualcosa di decisivo sulla situazione che vive la scuola italiana e tutto il suo personale”.

Sono d’accordo con lei, effettivamente sono tre occasioni per parlare di scuola e del personale che in essa vi opera.

Sono meno d’accordo sull’attacco che la dottoressa fa alle forze politiche denunciando come i partiti non abbiano espresso la scuola che “immaginano, la scuola che vogliono” né come vogliano “rapportarsi riguardo agli interventi fatti nel corso della legislatura che sta per finire”.

Rispondo come candidata di Potere al Popolo e sostenitrice della lista civica Lavoro e Beni comuni, liste nate dal basso, con un programma scritto dal basso in Assemblee di cittadini.
Liste che probabilmente la Somigli non ha considerato nel suo intervento.

Come si comporteranno i partiti che hanno finora, alternativamente, “governato” lo sappiamo. Non servono dichiarazioni elettorali.

Lo sappiamo noi che operiamo nella scuola.
Lo sa il personale Ata spaventosamente ridimensionato negli ultimi anni; lo sa il personale Ata di segreteria spaventosamente sovraccaricato di nuovi compiti e oneri.
Lo sa il personale docente, costretto ad un lavoro sempre più burocratizzato (non importa essere inclusivi nella scuola, l’importante è aver compilato il “Bes”); lo sa il singolo docente, per il numero sempre più crescente di alunni per classe e per la diminuzione degli spazi e dei tempi della didattica.

Lo sanno gli alunni che subiscono tutto quanto elencato sopra e che, oggi, vedono anche ridotto il tempo della loro formazione dalla Alternanza scuola lavoro, vero e proprio sfruttamento e nel migliore dei casi perdita di tempo!

Lo sanno anche i sindacati di base che hanno perso la rappresentatività nell’accordo del 1993 e i loro iscritti che hanno perso gli strumenti sindacali per la partecipazione democratica.
Lo sappiamo. Inutile attendere dichiarazioni e finte condivisioni elettorali.

Come si comporterà Potere al Popolo che, per avere visibilità, deve convocare i suoi militanti vestiti da “fantasmi” fuori dalla Rai?
Be’, vista la scarsa attenzione dei media, sarebbe sufficiente avere voglia di informarsi un po’, curiosare su internet, contattare i candidati, essere presenti alle conferenze stampa o alle Assemblee.

Comunque, per chi, come la Somigli non lo sapesse, la scuola che vogliamo è la scuola della Costituzione.

La scuola che “contribuisce a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3), la scuola statale (no quella dell’autonomia), gratuita (priva di contribuiti di privati, siano essi di famiglie o di aziende), diffusa sull’intero territorio (no dimensionata), nella quale fare convergere i finanziamenti alle scuole private (che da costituzione dovrebbero essere istituite senza oneri per lo stato); una scuola laica e che rispetti la libertà di insegnamento (per quanto detto, vd. art. 33 e 34).
Una scuola, inoltre, che rafforzi gli organi collegiali e rispetti i decreti delegati del ’74. Una scuola che stabilizzi i precari (non che accolga in sé il Jobs act e la precarizzazione del lavoro, vd. la questione dei diplomati magistrali o il comma. 131 della 107).

Una scuola collaborativa e non competitiva. Priva di Bonus premiali e meritocrazia. Che veda ridimensionato il ruolo che la 107 ha attribuito ai dirigenti scolastici, dalla distribuzione premiale e “arbitraria” di soldi dello stato, alla chiamata diretta.
Il nostro programma rispetto la legislatura appena terminata?

A questo punto è ovvio: la totale abrogazione della 107, quella legge, per la quale, molte delle realtà sociali e politiche confluite in Potere al Popolo e nella lista comunale Lavoro e Beni Comuni, sono state impegnante nella raccolta delle firme per i referendum sociali e per quelli costituzionali del 2016.

Forze politiche e sociali che sono state in prima linea per il No del 4 dicembre perché consapevoli che difendere la Costituzione sia difendere la Scuola (e non solo!) statale, gratuita, laica e inclusiva.

Come ci comporteremo noi lo sanno tutti quei cittadini ai quali ci siamo avvicinati in tutti questi anni per chiedere una firma o per consegnare un semplice volantino.
Lo sa chi ci vede militare nelle scuole e nelle piazze.
Lo sa chi ci vede e ci ha visto sempre in prima linea.

Ovviamente la dottoressa Somigli non ci conosce. Frequenta poco le piazze, le scuole e i mercati.

Per avvicinarsi a noi sarebbe stato sufficiente contribuire alla raccolta delle firme per quei referendum che, per quanto riguarda la scuola, richiedevano: l’eliminazione dei finanziamenti privati, l’abrogazione dei poteri del dirigente (la premialità e la chiamata diretta), l’abrogazione dell’alternanza scuola lavoro.

I referendum furono l’ultimo tentativo, inascoltato, di “costruzione di nuovi percorsi condivisi” con chi era al governo.

Quella si che fu “l’occasione fondamentale per dire qualcosa di decisivo sulla situazione che vive la scuola italiana e tutto il suo personale”.
Peccato che la Uil non era con noi.
Lì avrebbe potuto conoscere chi siamo!

Roberta Leoni
candidata alla Camera per la lista Potere al popolo


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