Viterbo – Donatella Ferranti torna a fare la magistrata, anzi la giudice. In cassazione, dopo 10 anni passati in parlamento in quota Partito democratico. Gli ultimi cinque come presidente della commissione Giustizia della camera dei deputati.
Un “salto spettacolare”, così lo ha definito il Giornale, che non è passato inosservato. Tant’è che il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti attacca duramente la ex deputata democratica parlando di “record” e “accelerazione senza precedenti” in “un’Italia abituata a non stupirsi di nulla”.
“In un batter di ciglia – scrive il Giornale – Donatella Ferranti si sfilerà la casacca del Partito democratico, indosserà la toga prestigiosissima di giudice supremo e scriverà sentenze in nome del popolo italiano. Altro che porte girevoli e valutazioni di opportunità. Il Csm ha sbrogliato alla velocità della luce un caso che si annunciava delicato e scivoloso. Soprattutto, ha risparmiato al deputato uscente, non più ricandidato, tutta la difficile trafila per aspirare a un ruolo cosi importante”.
“È la parabola della Ferranti – così la definisce il quotidiano diretto da Sallusti – che però ha messo il turbo, con un’accelerazione senza precedenti. In teoria avrebbe dovuto occupare una casella equivalente a quella di partenza, qualcosa di paragonabile al ruolo di pm svolto nel passato. Invece, nelle pieghe della legislazione, è saltata fuori una norma ad hoc: il segretario generale del Csm – in buona sostanza un incarico amministrativo di alto livello – viene equiparato al giudice di cassazione. Et voilà, alla quasi unanimità, col solo voto contrario del togato Aldo Morgigni di Autonomia e indipendenza, la Ferranti è stata catapultata in cassazione. Anche se non ha mai prodotto una sentenza in vita sua”.
