Viterbo – Due anni e mezzo al “falsario della ‘ndrangheta” Giuseppe Bonavota.
E’ la condanna inflitta al 63enne ex latitante originario di Vibo Valentia, ritenuto appartenente all’omonimo clan di Sant’Onofrio, dal giudice Silvia Mattei del tribunale di Viterbo, al termine del processo in cui Bonavota era imputato di ricettazione, possesso e fabbricazione di documenti falsi, in concorso con un uomo di Civita Castellana, condannato a sua volta a un anno e quattro mesi.
Tutto è partito da una patente falsa, che il malavitoso avrebbe chiesto all’uomo, conosciuto tramite un annuncio sul giornale, in cui Bonavota cercava un autista.
Era l’inizio del 2009 e Bonavota si muoveva tra Magliano sabina Corchiano e Civita Castellana, dove si sarebbe nascosto nel “covo” ricavato nel seminterrato di una villetta, dopo essere sfuggito, pochi mesi prima, a un mandato di cattura per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti emsso dal gip di Catania nell’ambito dell’operazione “Tsunami” del 16 ottobre 2008.
La sua latitanza fu scoperta e venne arrestato l’11 febbraio di quell’anno dalla squadra mobile di Viterbo, allora diretta da Fabio Zampaglione. Catturato dopo quattro mesi di latitanza, mentre saliva a bordo di una Mercedes a Civita Castellana.
Nel frattempo si era munito di una patente falsa, con la complicità del coimputato, nonché di documenti d’identità e codici fiscali clonati, per ottenere finanziamenti e carte di credito per fare acquisti on line. Una specialità di Bonavota che, anche nell’ambito della malavita organizzata, sarebbe stato una professionista del settore, noto per essere il “falsario della ‘ndrangheta”.
L’anno successivo, nel maggio del 2010, Bonavota fu condannato a quattro anni di reclusione e a una multa di 20mila euro dal gup di Catania Luigi Barone, al termine del processo con rito abbreviato, rendendosi ancora una volta latitante per non scontare la pena. E facendosi ancora una volta arrestare nella Tuscia, stavolta a Viterbo, da un appuntato dei carabinieri libero dal servizio, al mercato settimanale del Sacrario, il 21 luglio 2014, per scontare la condanna.
Ieri la pm Barbara Santi ha chiesto una condanna a tre anni per Bonavota e a due anni e otto mesi per il complice, difesi rispettivamente da Luigi Mancini e Mara Mencherini, che il giudice ha ridotto a due anni e mezzo per l’ex latitante e a un anno e quattro mesi per il coimputato, solo per quest’ultimo con la sospensione condizionale della pena. L’avvocato Mancini ha già preannunciato ricorso in appello.
Silvana Cortignani
