Tarquinia – Era per tutti “Ala del pub”, ma a Tarquinia nessuno era riuscito a collegare quegli occhi marroni a quelli della giovane moldava che nove anni fa ha occultato i cadaveri della sorella e della nipote. Tatiana ed Elena, trentasei e tredici anni, uccise da Paolo Esposito, il compagno di Tatiana e l’amante di Ala Ceoban.
“Ala del pub” era Ala del Giallo di Gradoli, che mercoledì mattina i poliziotti del commissariato di Tarquinia hanno rintracciato. Uscita dal carcere ad aprile 2015, dopo aver trascorso sette anni nel penitenziario femminile di Civitavecchia, avrebbe dovuto lasciare l’Italia dopo che il consiglio di stato ha detto “no” al rinnovo del permesso di soggiorno. “Il crimine compiuto – hanno scritto i giudici nelle motivazioni – è stato grave ed efferato”. Ma un money transfer partito proprio da Tarquinia l’ha tradita. Perché prima di avviare l’operazione chi vuole trasferire una somma di denaro deve presentare un documento di identità e indicare il domicilio. Ala Ceoban ha scritto “Via Mazzini 22, Tarquinia”. Ed è lì che gli agenti di Fabio Zampaglione l’hanno trovata.
Via Mazzini, a pochi passi da piazza Cavour, dista circa quattrocento metri dal pub dove Ala, che oggi ha trentatré anni, lavorava. “Era qui tutte le sere, dalle 18 fino a notte fonda – raccontano i tarquiniesi -. Spillava birra e portava i piatti in tavola, e lo faceva da più di un anno, anche se in paese era arrivata tre anni fa. Raccontava di aver abitato qualche mesetto a Civitavecchia e poi il trasferimento, ma del suo passato non ha mai parlato. Per questo non sapevamo che si fosse macchiata di un crimine così né lo immaginavamo, anche perché era così tranquilla e carina, gentile e sempre disponibile. Era lei, se ti incrociava per strada e tu non la vedevi, a chiamarti e salutarti. Anche da lontano. E per questo era riuscita a crearsi una bella cerchia di conoscenze, uscendo qualche volta con delle amiche. Ma un uomo accanto a lei non lo abbiamo mai visto”.
A Tarquinia, e soprattutto per i residenti del centro storico, Ala era “la classica ragazza che, venuta dall’estero, si crea un gruppetto di amici e inizia a lavorare per mantenersi”. Ed è proprio la sua situazione economica, ora, al vaglio dei poliziotti. Gli agenti di Zampaglione vogliono capire quanta disponibilità di soldi aveva Ceoban e quanti ne movimentava. Ovvero, ogni quanto avvenivano questi money transfer, perché e soprattutto a chi erano destinati quei soldi.
Ma gli investigatori hanno puntato la lente anche sulla personalità di Ala Ceoban, sulle sue frequentazioni e sui movimenti compiuti in questi ultimi tre anni. Ma tutti questi approfondimenti, almeno per il momento, non sembrerebbero legati al Giallo di Gradoli.
Raffaele Strocchia
– Ala Ceoban ai suoi avvocati: “Perché tanti ostacoli? Io voglio restare in Italia”



