Viterbo – Truffa, abuso d’ufficio, falso e violenza privata. Nuovo rinvio a giudizio per l’ex direttore dell’Ater, Ugo Gigli, 78 anni, chiamato a comparire il prossimo 17 luglio davanti al collegio assieme alle dipendenti Antonella Zei e Simona Laureti.
Contestualmente il gup Rita Cialoni ha disposto il non luogo a procedere per prescrizione per la quarta indagata, la compagna di Gigli, Lina Parsi, 73anni. A lei, l’ex direttore generale, simulando un diritto di prelazione, sarebbe riuscito a far comprare un immobile venduto dall’Ater a 140mila euro, senza gara e con una dilazione decennale al tasso dell’1% invece del 4.34%. Capo d’imputazione prescritto anche per Gigli.
L’ex direttore generale, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’azienda pubblica come un bene privato, procurando vantaggi economici a sé, a una cerchia di dipendenti, a parenti e amici. Otto i capi di imputazione, contestati dalla pm Paola Conti, che ha ereditato il caso dal sostituto procuratore Renzo Petroselli. ora in pensione. .
Il nome di Ugo Gigli figura in tutti e per le ipotesi più varie. Dall’ingegnere vincitore di concorso, costretto a dimettersi, ai lavori di manutenzione affidati a discrezione dell’ex direttore generale per un milione e mezzo di euro in cinque anni: in quattro si sarebbero spartiti il 50% del fatturato. Parti offese l’Ater, l’Inps e l’impiegato che sarebbe stato costretto a licenziarsi.
Tra il 2010 e il 2014, avrebbe erogato quasi un milione di “premio risultato” a sé e altri dipendenti, su presupposti inesistenti, in modo arbitrario e non correlato al merito. Risalgono allo stesso periodo altri 46mila euro di presunti “incentivi” distribuiti illecitamente, 31mila a sé e il resto a quattro dipendenti. Sei fidati funzionari avrebbero inoltre beneficiato di un incremento del 30% di stipendio, come “retribuzione di persona”.
C’è addirittura una contestazione sulla domanda del porto d’armi, in cui Gigli si sarebbe presentato come direttore generale e socio corresponsabile di una concessionaria nella quale, in realtà, non avrebbe rivestito alcuna carica.
La funzionaria Antonella Zei lo avrebbe invece aiutato, falsificando atti, a rimanere al suo posto di direttore generale per più tempo del dovuto. L’altra funzionaria Simona Laureti a modificare all’Inps la sua situazione lavorativa, garantendo a Gigli contributi e un trattamento di fine rapporto maggiorato, a spese dell’Ater.
Andato in pensione, ma rimanendo nelle stesse funzioni con un contratto co.co.co, Gigli, secondo l’accusa, avrebbe truffato l’Inps per 180mila euro. E avrebbe anche falsificato la durata del contratto stipulato nel 2011 con l’allora presidente Maria Gabriela Grassini, permanendo nella carica oltre il tempo stabilito, fino al “licenziamento”.
Silvana Cortignani
