Viterbo – Giallo di Gradoli, cosa cambia per Paolo Esposito il giorno dopo l’intervista della giornalista Franca Leosini a Storie Maledette? Per lo storico difensore Enrico Valentini ci sono spunti nuovi.
“Spunti nuovi sia per la procura, sia per la difesa”, sottolinea il legale, secondo il quale meritano un approfondimento le frasi lasciate a metà dal cinquantenne elettricista di Gradoli che sta scontando l’ergastolo a Mammagialla per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri della compagna e della figliastra, le due moldave di 36 e 13 anni scomparse misteriosamente dal centro sul lago di Bolsena il 30 maggio 2009.
“Non sappiamo a cosa si riferisse, non ha mai esternato niente di concreto nemmeno ai difensori, a meno che non abbia meditato – dice Valentini, parlando anche per il collega Mario Rosati – se lui ha elaborato risposte a certe domande, non ne siamo a conoscenza. Ma a questo punto la procura, se volesse, potrebbe muoversi e andargli a chiedere le cose che non ha detto. Cosa che ovviamente faremo anche noi”.
Nessuna coppia diabolica con la fede al dito. In merito alla presunta proposta di matrimonio alla cognata-amante Ala Ceoban, oggi 33enne, Valentini la liquida come “un’ipotesi balenata una mattina e finita lì”. Esposito ha detto alla Leosini che era per poter riparlare con Ala, ma che lei è stata scoraggiata dal suo avvocato. “Tra loro non ci sono più stati contatti. L’ultima volta che si sono visti è stato il giorno della sentenza d’appello. Non sappiamo dove si trovi Ala in questo momento”.
Il difensore concorda su u punto: “Quando Paolo dice ‘hanno deciso di accusare me e mi hanno accusato’. Hanno creato una verità processuale. La procura ha ottenuto la condanna”.
“Ma chi è stato – prosegue – a mettere i passaporti? Poi ci sono la telefonata e il pullman. La testimone ha descritto Tatiana vestita diversamente da come era abbigliata quel giorno. Hanno accusato Rosati di subornazione di testimone ed è stato assolto. E il fioraio, che prima ha fornito un alibi e poi lo ha smentito, nonostante sia abbondantemente provato che la prima volta ha detto la verità?”.
Cadaveri occultati, dove e quando? “Sono dovuti ricorrere a una fantomatica terza macchina. Ma quando li avrebbe portati via dalla villetta di Cannicelle? Il 30 maggio non avrebbe avuto il tempo, la sera e la notte era con la figlia; la domenica avrebbe dovuto farlo in pieno giorno e su un pick-up scoperto: vi pare credibile? “.
Nessuna traccia di mattanza sulla presunta scena del duplice delitto. “Macchie infinitesimali in cucina, a parte la macchia sotto la porta, che avrebbe avuto un senso, nella prospettiva dell’accusa, se il luminol avesse evidenziato un lago di sangue sul resto del pavimento o se fosse stato dilavato, ma non è così”.
In compenso, secondo i difensori, tante domande rimaste senza risposta. “Esposito è così, come è apparso in televisione. Uno poco reattivo, Paolo è questo. Un tipo vago, un impreciso. Ma appunto per questo: come fa un personaggio simile ad architettare un duplice delitto di tale stregua, facendo pure sparire i corpi? Gli contestano anche la premeditazione, venuta invece meno per Ala. Al processo di primo grado erano giunti alla conclusione che lei avesse lasciato i telefoni a Santa Fiora apposta, poi il particolare, fino ad allora fondamentale, in appello ha perso la sua importanza”.
Paolo e Ala incastrati dalle bugie. “Si sono vergognati ad ammettere di avere una relazione clandestina. Esposito all’inizio si è vergognato a dire che la cognata era la sua amante. Hanno tentato di nascondere e minimizzare ed è andata come è andata”.
Silvana Cortignani




