Viterbo – La magistratura veste rosa. Nei Palazzi di giustizia, corti d’appello e in tutti gli altri gradi di giudizio o sanzione le donne in magistratura sono più degli uomini. L’unico potere dello Stato a tingersi di un altro colore.
Non solo, ma nell’ultimo concorso per entrare in magistratura, le donne hanno rappresentato il 65% dei vincitori. Quindi, sono pure più brave.
Anche la presidente del Tribunale di Viterbo è una donna, Maria Rosaria Covelli. La prima in assoluto.
“Al 5 marzo 2018 i magistrati presenti in Italia ammontavano a 9.543 unità – sta scritto nello studio dell’ufficio statistico del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ‘Distribuzione per genere del personale di magistratura” – includendo in tale numero sia i magistrati fuori ruolo, sia i magistrati ordinari in tirocinio (Mot). La distribuzione secondo il genere mostra una leggera prevalenza di donne: 4.482 magistrati di sesso maschile e 5.061 magistrati di sesso femminile (pari al 53% circa). L’età media di queste ultime (47) è più bassa di quella degli uomini (51) di quattro anni”.
Inoltre la distribuzione cambia solo se guardiamo i magistrati fuori ruolo dove prevalgono gli uomini nel 57% dei casi. Donne in testa per quanto riguarda i magistrati in ruolo (52% donne) e i magistrati ordinari in tirocinio (65% donne).
Resta invece “minima – sottolinea il documento del Csm – la percentuale di donne con incarichi direttivi nelle Procure della Repubblica presso il Tribunale (13% circa)”.
Cresce invece l’età media di ingresso in magistratura per entrambi i sessi. Fino al 1993 si era attestata attorno ai 27-28 anni sia per le donne che per gli uomini. Dal 1994 al 2004 è salita a 30 anni e dal 2007 è stabile attorno ai 31 anni.
“Per quanto riguarda la distribuzione territoriale del personale di magistratura in ruolo – spiega lo studio del Csm – risulta che il 41% dei magistrati presta servizio nel meridione del nostro Paese; il 33% nel nord e il 20% nel centro”.
E la prevalenza di magistrati di sesso femminile si riscontra in tutte le ripartizioni geografiche del Paese.
“Tra gli uffici giudicanti la percentuale di donne con incarichi direttivi in Corte di appello – prosegue il rapporto del Consiglio superiore della magistratura – ammonta al 46% circa, mentre è pari al 57% nei Tribunali di sorveglianza e al 42% circa nei Tribunali per minorenni. Tale percentuale scende al 24% presso i Tribunali ordinari. Per quanto concerne invece gli uffici requirenti, le donne rivestono in maggior numero incarichi direttivi presso la Procura della Repubblica per minorenni (64%), mentre è minima la percentuale di donne con incarichi direttivi nelle Procure della Repubblica presso il Tribunale (13% circa). La funzione semidirettiva presso gli uffici giudicanti è affidata a magistrati donne nel 44% dei casi in primo grado, e nel 36% dei casi in secondo grado. Negli uffici requirenti, le percentuali sono rispettivamente pari al 27% circa e al 20%”.
L’ammissione delle donne a tutte le cariche e impieghi pubblici, compresa la magistratura, risale a tempi recenti. La legge che l’ha regolamentata, la numero 66, è infatti del 1963. Cinquantacinque anni fa. Quindici anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione del 1948.
Le prime donne entrarono in magistratura solo nel 1965. Erano in tutto 27 e rappresentavano il 6% dei vincitori del concorso.
“Analizzando la serie storica dei vincitori del concorso di magistratura dal 1965 ad oggi – spiega il rapporto del Csm – notiamo che il sorpasso rosa tra i vincitori di concorso, avviene per la prima volta nel 1987, quando, tra i nuovi 300 magistrati, le donne furono 156. Negli anni immediatamente successivi il trend della percentuale di donne vincitrici del concorso è altalenante fino al 1996. Da questo momento in poi il numero delle donne vincitrici del concorso in magistratura è sempre superiore a quello degli uomini”.
“In particolare il divario si allarga a partire dal 2007. Nell’ultimo concorso le donne hanno rappresentato il 65% dei vincitori. È però solo dal 2015 che il numero totale di donne presenti in magistratura ha superato quello degli uomini”.
Daniele Camilli


