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“Matteo, fino a quando metterai alla prova la pazienza dei tuoi elettori?”

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Matteo Renzi

Matteo Renzi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Quo usque tandem…”

Chiariamolo subito, a scanso di equivoci: la performance di Liberi e Uguali è stata, a livello nazionale e locale, massimamente in una realtà ostica ed ostile come Viterbo e nonostante gli sforzi eroici di candidati ed elettori, agghiacciante e necessiterà di serie ed urgenti riflessioni.

Si potrà ripartire, però, da poche evidenze:
nonostante tutto LeU riprende il viaggio (e lo constata un elettore delusissimo che, con sano realismo, speravava in un 5.5 diventato pian piano utopico, perfino irraggiungibile!) da una presenza parlamentare e di base;

nonostante tutto LeU riparte dalla possibilità di aprire un dialogo tra pari a sinistra, oltre ogni frammentazione e divisione, per una costituente di valori ed obiettivi comuni, a partire dalle imminenti comunali, che diventi un fronte di civiltà e non solo la competizione, tipica dell’arcipelago rissoso della sinistra, a chi esprime il più incorruttibile, radicale, sanguinario, isolato dei Robespierre;

nonostante tutto LeU riparte da un modello-Lazio e da un modello-Zingaretti condiviso, vincente e strappato, appena in tempo, alla deriva decadente e drammaticamente shakespeariana del Pd renziano;

nonostante tutto LeU riparte, se qualcuno fosse ancora tentato, dopo il sonoro schiaffone ricevuto, da improbabili rotte di ritorno, dal miserrimo psicodramma inscenato da Renzi al prezzo, altissimo ed impensabile, di spaccare e centrifugare la storia gloriosa del Pd e della sinistra per l’ ennesima notte dei lunghi coltelli!

“Quo usque tandem habuteris patientiae nostrae?”, fino a quando, Matteo, metterai alla prova la pazienza dei tuoi elettori e dei tuoi dirigenti in nome di un inestinguibile, patologico narcisismo?

Ed a Viterbo? Chapeau per la elegante lettera di Fioroni che però, in un passaggio (“non siamo riusciti a far comprendere agli elettori la portata del processo riformatore e di modernizzazione messo in campo in questi anni”), esprime tutta l’incapacità, la non volontà del Pd renziano di comprendere criticamente i propri effettivi errori, insieme alla distanza dalla realtà e dalla sana presa d’atto della totale sfiducia che gli elettori hanno espresso con il voto.

I piccoli, idolatrati, vezzeggiati cacicchi locali viterbesi hanno pienamente dimostrato la propria assoluta inconsistenza politica: Mazzoli, Egidi (gli auguriamo finalmente di trovarsi un lavoro al di fuori della politica!), Ciambella… I circoli Pd locali agonizzanti e capaci soltanto di esprimere e prolungare una gerontocrazia al cui confronto il Pcus di Breznev è ricordabile, nostalgia, come un vociante, allegro giardino d’infanzia.

E gli altri? Complimenti ad Enrico Panunzi che da solo è riuscito a tirarsi fuori dal marasma di un Pd che ha cinicamente eliminato ogni traccia di minoranza, mettendo alla porta Gianni Cuperlo per candidare il figlio di De Luca.

E lo stesso il Pd ha fatto a livello locale, eliminando dalle liste elettorali ogni voce dissenziente secondo il viterbesissimo e renzianissimo principio democratico (sentito con le mie stesse orecchie!) per cui “in democrazia la minoranza deve imparare ad obbedire”! “Quo usque tandem…” che faranno ora, e fino a quando sopporteranno con pazienza, gli “umiliati ed offesi” dal Pd viterbese, Francesco Serra, Enrico Panunzi, Manuela Benedetti?

Se ci siete battete un colpo… Troverete un ascolto non prevenuto, interessato di sinistra.

Andrea Cipolla


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