Viterbo – (sil.co.) – Neonata morta, assolti a distanza di sei anni ginecologi e ostetriche.
Sono i due ginecologi e le due ostetriche dell’ospedale di Tarquinia, sotto processo per omicidio colposo davanti al tribunale di Civitavecchia per la morte della piccola Viola, la neonata di Vetralla deceduta dopo sette ore dal drammatico parto avvenuto il 30 giugno 2012 al termine di una regolare gravidanza.
I quattro sanitari, per i quali l’accusa ha chiesto la condanna a un anno ciascuno, sono stati assolti secondo l’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale, la vecchia insufficienza di prove. La piccina era la figlia primogenita di una coppia che, successivamente, non è più riuscita ad avere figli.
Secondo la difesa, sarebbe morta per colpa del fato e non per colpa di ostetriche e ginecologi. Secondo l’accusa sarebbero dovuti intervenire prima con un cesareo, invece di estrarre la piccina con la ventosa all’ultimo momento, con il cordone ombelicale stretto attorno al collo. Se avessero visto i segni di sofferenza fetale, Viola avrebbe potuto essere ancora viva.
La perizia superpartes disposta dal tribunale, confermando l’episodio ipossico, ovvero la morte per asfissia della neonata, non ha potuto riferire sul nesso, in quanto i consulenti non avrebbero potuto analizzare né la placenta, né il cordone ombelicale, che non sarebbero stati conservati dopo il drammatico parto.
Dall’esame del tracciato cardiotocografico, inoltre, è emerso il battito fetale, ma mancano le registrazioni delle contrazioni uterine, anch’esse indispensabili per valutare il benessere del feto e il buon andamento del travaglio.
Nessuna scorretta interpretazione del tracciato, per le difese. La morte della piccina sarebbe da ricollegare al fatto che la neonata, al momento dell’espulsione, ha aspirato liquido amniotico frammisto a meconio, il cui passaggio nelle vie aeree avrebbe provocato i problemi che hanno comportato il decesso di Viola.
