Viterbo – Saranno gli esami post mortem a chiarire i dubbi sulla tragedia di Belcolle, perché nelle prossime ore il pm Stefano D’Arma potrebbe disporre l’autopsia (o almeno un’ispezione cadaverica) sul corpo di Paolo Tonnicchi, il 44enne precipitato sabato pomeriggio dal nono piano delle scale antincendio della palazzina B dell’ospedale di Viterbo. E solo dopo gli accertamenti del medico legale la salma sarà restituita ai familiari per i funerali.
I dubbi. Tonnicchi, prima di piombare su una Volkswagen Passat nera parcheggiata difronte a uno degli ingressi secondari del Belcolle per poi rimbalzare a terra, ha fatto un volo di oltre cinquanta metri. Testimoni avrebbero detto di aver sentito “un urlo disumano, e poi il rumore sordo di un corpo che precipita sull’asfalto”. I poliziotti della questura di Viterbo, intervenuti con le volanti dopo l’allarme lanciato da alcuni vigilantes, hanno passato al vaglio le immagini delle telecamere di sorveglianza. Ma dai filmati si vedrebbero solo gli ultimi istanti della caduta. Per questo gli esami post mortem sono fondamentali, per sciogliere qualsiasi dubbio.
La tragedia intorno alle 15 di sabato. Tonnicchi, disoccupato ma carpentiere per anni, viveva in via Dalmazia, nel quartiere Ellera del capoluogo. È morto sul colpo, e il dottor Roberto Catasca, subito intervenuto con i medici e i sanitari del 118, non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. Lascia una moglie di 45 anni con cui era sposato da 15 e la madre. Vedova, è ora una donna sola. Tonnicchi era l’unico figlio rimasto, perché i suoi fratelli sono morti anni fa in circostanze altrettanto tragiche. La sorella era precipitata dalla finestra della propria abitazione.
Del 44enne, madre e moglie non avevano più notizie da dopo pranzo. Uscito di casa dicendo di andare a fare una passeggiata, non ha più risposto al telefono per venti interminabili minuti. Poi la tragedia. Non avrebbe lasciato alcun biglietto, ma da tempo ripeteva di non riuscire più a vivere.




