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“I prigionieri nel campo di Mauthausen si nutrivano di radici…”

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La bilancetta per dosare il pane a Mauthausen

La bilancetta per dosare il pane a Mauthausen

Il soldato Viterbese Torello Pietrella

Il soldato Viterbese Torello Pietrella

Torello Pietrella militare durante la Grande Guerra

Torello Pietrella militare durante la Grande Guerra

 Maria Vittoria Pietrella

Maria Vittoria Pietrella

Viterbo – “Mio papà, Torello Pietrella, era nato ad Acquapendente il 1 marzo 1887 e all’età di un anno seguì i genitori Francesco e Margherita Venturi a Roma.Per la stessa povertà’ che aveva spinto i suoi zii oltre oceano in USA (li ritroveremo a Boston). – inizia così il racconto di Vittoria Maria Pietrella per ricordare la prigionia di suo padre durante la Prima Guerra Mondiale –
 Mio nonno Francesco Pietrella a Trastevere aveva una vendita di carbone e mio padre Torello dopo le scuole elementari fu mandato apprendista in una bottega di tessuti e poi presso un fioraio in via Veneto.

Qui imparò a fare decorazioni per gli alberghi e per il teatro dell’Opera (il Costanzi) ove ricordava con orgoglio di aver partecipato all’allestimento del decoro di fiori iris per la prima dell’opera Iris  del compositore Pietro Mascagni il 22 novembre 1898 (Torello aveva 11 anni).

Successivamente entrò in ferrovia, come operaio fino a raggiungere la qualifica di sorvegliante di linea, che prevedeva la responsabilità’ dell’esame giornaliero delle condizioni dei binari e degli scambi e l’assegnazione e il controllo dei lavori alle squadre di operai che diretti da un caposquadra assicuravano la manutenzione. Con questo ruolo fu assegnato a Viterbo presso la Stazione di Porta Romana con residenza nel casello n. 85 (prospiciente il Piazzale Romiti).

Li era con la moglie e due figli di anni 4 e 2 quando fu richiamato in guerra nel 1916, e per un breve tempo soggiornò a Pistoia. Seguì poi l’avvio in zona di guerra,  come Caporal Maggiore del 98° Reggimento di Fanteria – prosegue con il suo racconto Vittoria Maria Pietrella – ed ebbe un encomio solenne per aver salvato alcuni commilitoni sepolti da una slavina e a seguire, con la disfatta di Caporetto nel novembre 1917,  fu preso  prigioniero e inviato nel campo di concentramento di Mauthausen.

In quel luogo papà ci diceva che 1 su 6 dei suoi compagni di prigionia moriva, per fame, freddo, stenti e per la fatica, data la costrizione a scavare pietre per la pavimentazione di Vienna. Si nutrivano di radici e erbe selvatiche e si ripartivano la pagnotta di pane pesando con un bilancino di legno da loro stessi fabbricato (che io ancora conservo) le fette in pari quantità.

Rimasti pochi nel campo per la decimazione sopra descritta, a quelli sopravvissuti come mio padre, privi di forze, verso la metà del 1918  furono aperte le barriere  e lasciati liberi di andare a lavorare presso famiglie austriache. Papà Torello con altri due compagni di sventura raggiunse una vallata a circa 300 km dal campo, precisamente a Zell am Zillertai. Qui una famiglia di  contadini austriaci bisognosi di braccianti lo accolse. Questi, come lui  raccontava,  lo portarono dal medico perché potessero curarlo e lo presero in casa  dove lui, per gratitudine, dipinse festoni floreali nella grande cucina di famiglia, durante i mesi invernali.

Poi con la primavera e la buona salute riguadagnata andò sui campi a mietere il fieno e a custodire gli animali. Rientrò a Viterbo nel 1919. Negli anni che seguirono ebbe ancora tre figli: Gilberto nel 1920 (che è stato anche presidente della Provincia di Viterbo), Francesco nel 1926 e Vittoria Maria, cioè io, nel 1936.

Per il Regio Decreto 19 gennaio 1918, n. 205, gli fu conferita la croce al merito di guerra numero d’ordine del registro delle concessioni 154709. Con i pochi commilitoni superstiti mantenne corrispondenza e dopo alcuni anni insieme tornarono a visitare quei luoghi di prigionia e  anche Vienna.

Poi, ben più’ tardi, nel 1958 gran parte della nostra famiglia compì un viaggio per far visita alla famiglia che lo aveva riportato alla salute e alla vita. Erano già deceduti  gli anziani ma trovammo una loro figlia a lui coetanea, Regina Gruber, che abitava ancora nella grande masseria ove potemmo vedere  la cucina ornata dei festoni di fiori dipinti da mio padre.

Fummo molto festeggiati e noi esprimemmo con doni e parole la gratitudine per averlo fatto rimettere in salute e aver permesso con il suo vivere che noi tre figli avessimo la vita”.

Un bel racconto questo di Vittoria Maria Pietrella rilasciato il 29 gennaio scorso a Silvio Cappelli, presidente dell’associazione culturale Take Off, nell’ambito della commemorazione viterbese del Centenario della Grande Guerra, per la conservazione di testimonianze, immagini e documenti del doloroso conflitto mondiale. Per non dimenticare e per insegnare a ripudiare la guerra anche alle generazioni future.

L’Associazione culturale Take Off, infatti, nel corrente mese di febbraio e nel prossimo mese di aprile, sta organizzando un’iniziativa denominata “Che vi sia di conforto”, con lo scopo di rinnovare onore e merito, simbolicamente, a tutti i valorosi combattenti della provincia di Viterbo caduti durante la Prima Guerra Mondiale, sia noti che ignoti, alcuni dei quali dimenticati, finiti nell’oblio, e esclusi anche dagli elenchi ufficiali dei ricordi.

Il 28 febbraio si è tenuta una solenne giornata di commemorazione a Viterbo all’interno della Sala Regia del Palazzo dei Priori.

Partecipando invece alla manifestazione, dal 21 al 24 aprile prossimo, si potranno visitare alcuni luoghi simbolo della Grande Guerra, che hanno attinenza con i nostri conterranei, con attività organizzate ed escursioni, e questo servirà, comunque in occasione del centenario, a rendere tributo e onore a tutti i caduti del conflitto mondiale di un secolo fa.

Sarà prevista una visita al Sacrario di Fagarè, nel Comune di San Biagio di Callalta in provincia di Treviso, dove sono custoditi i corpi di circa 25 caduti viterbesi della Grande Guerra e dove riposano i gloriosi resti di oltre diecimila soldati caduti nelle dure battaglie del Piave (1917-18) provenienti da 80 cimiteri di guerra del basso Piave.

Un cimitero militare, questo di Fagarè, scelto come simbolo, che servirà a portare il saluto e il riconoscimento, del valore e del merito, anche a tutti gli altri caduti viterbesi, noti e ignoti, sepolti in altri cimiteri.

Durante il viaggio si farà anche una sosta al Sacrario di Santa Maria Ausiliatrice di Treviso, dove sono sepolti altri quattro caduti della provincia di Viterbo, e si soggiornerà ad Asiago dove, durante la “Battaglia degli Altipiani del 1916, numerosi viterbesi combatterono e alcuni furono fatti prigionieri e altri morirono.

In particolare i viterbesi facenti parte del 213° Reggimento Fanteria, in località Campo Rovere, a poca distanza da Roana e Asiago, dove rimasero vittime di una violentissima reazione nemica. Soltanto in quei giorni l’esercito italiano contò la perdita di oltre 1300 uomini compresi i dispersi.

L’iniziativa continuerà con un’escursione guidata sul Monte Cengio, tristemente famoso, per l’estrema resistenza dei Granatieri di Sardegna all’avanzare delle truppe austro-ungariche durante l'”Offensiva di primavera” – maggio/giugno 1916 – più nota come “Strafexpedition”.

La tenuta di questo baluardo affacciato sulla Val d’Astico e la pianura vicentina richiese il sacrificio di oltre duemila soldati. Si narra che alcuni Granatieri pur di non consegnare l’Italia al nemico abbracciassero gli austriaci morendo nel famoso “Salto” (giunti sull’orlo del baratro, i Granatieri si avvinghiavano ai corpi degli assalitori trascinandoli nel vuoto).

Previste anche le visite ad una trincea della Grande Guerra e ai due Cimiteri di Guerra della Val Magnaboschi. Uno di questi è un cimitero inglese che custodisce le salme di 183 caduti e al lato opposto il cimitero italo austriaco (detto degli alberi mozzi) in cui sono stati utilizzati dei tronchi di abete al posto delle lapidi.

Al Sacrario Militare del Leiten invece, sull’Altopiano di Asiago, dove sono custodite 56.000 salme dei caduti della Grande Guerra, si potrà assistere all’alzabandiera con l’inno nazionale e alla proiezione di un breve filmato storico. Deposizione di una corona di alloro e breve cerimonia per commemorare tutti i caduti della Grande Guerra.

Al termine trasferimento sul Monte Verena con salita in quota con la seggiovia per visitare il Forte Verena da dove è partito il primo colpo di cannone che ha dato il via all’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915.

L’iniziativa si concluderà, tra le atre cose, con una visita guidata al Museo della Grande Guerra di Canove, che si presenta come una delle più complete e interessanti raccolte di materiali del primo conflitto mondiale a livello nazionale, allestito nella suggestiva sede della ex stazione ferroviaria del comune di Roana.

“Che vi sia di conforto” è un’iniziativa organizzata dall’Associazione culturale Take Off di Viterbo, in collaborazione con la sezione di Civitella d’Agliano (VT) della Croce Rossa Italiana, in occasione del centenario della Grande Guerra (1915/18 – 2018), in memoria di tutti i combattenti e caduti della Prima Guerra Mondiale, in particolare di quelli viterbesi.

L’iniziativa prevede anche una manifestazione da tenersi precedentemente a Viterbo e sarà realizzata anche il patrocinio del Comune di Viterbo, della Provincia di Viterbo, della Biblioteca Consorziale di Viterbo, dell’Archivio di Stato di Viterbo, del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, Ottica F.lli Sorrini, Tipografia Grazini & Mecarini, e di tutte le altre realtà amministrative/associative che vorranno aderire.

Il titolo “Che vi sia di conforto” è stato mutuato da una significativa frase scritta sul retro di una foto-cartolina raffigurante un gruppo di otto militari, sette dei quali della provincia di Viterbo, catturati dagli austriaci sull’Altopiano di Asiago all’inizio del conflitto mondiale, e inviata ai familiari a mo’ di conforto.

Silvio Cappelli


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