Grotte Santo Stefano – Tentata rapina a mano armata in una gioielleria di Grotte Santo Stefano, si è chiuso ieri a distanza di sei anni l’ultimo processo a carico della presunta mente della banda. Per droga, perché oltre a rapinare, in quel periodo, secondo l’accusa, avrebbe anche spacciato cocaina tra Viterbo e Napoli.
Si tratta di un 28enne originario di Sant’Antimo, in provincia di Napoli, arrestato con quattro compaesani e una giovane romena il 26 aprile 2012 – nell’operazione Partenope – per il colpo sventato il 27 febbraio precedente grazie all’intraprendenza di una commessa che riuscì a mettere in fuga i malviventi fingendo di azionare il sistema d’allarme. Rischiando grosso, perché erano armati.
Riusciti sulle prime a far perdere le proprie tracce, i banditi furono catturati in meno di due mesi, grazie all’identikit tracciato da un testimone che era riuscito a vedere in viso proprio il 28enne, cui una folata di vento aveva fatto cadere la sciarpa durante la fuga. Durante le indagini, svolte anche tramite intercettazioni telefoniche, emerse che il sospetto, oltre a organizzare rapine, spacciava cocaina nel Viterbese.
E proprio per detenzione ai fini di spaccio di cocaina è stato processato nei giorni scorsi dal giudice Silvia Mattei, assieme a una presunta complice d’origine romena. Peccato, per l’accusa, che non fosse la prima volta.
Testimone un carabiniere della compagnia di Montefiascone che, dopo avere ricordato la cattura per la tentata rapina, ha spiegato: “Grazie alle intercettazioni, capimmo che faceva pure del piccolo spaccio tra Viterbo e Sant’Antimo. Pochi giorni prima della cattura della banda, lo avevamo già fermato, all’uscita del casello di Attigliano dell’Autosole, mentre viaggiava a bordo di uno scooter con una ragazza. Era il 6 aprile 2012, venerdì di pasqua, e gli sequestrammo due involucri, contenenti complessivamente circa 15 grammi di cocaina. Tre giorni dopo ha patteggiato per direttissima”.
Le successive indagini sul presunto spaccio sono sfociate nell’attuale processo, che si è chiuso a distanza di sei anni davanti al giudice Mattei. “Nessun altro riscontro, oltre allo stupefacente per il quale è stato già condannato”, ha risposto il militare a espressa domanda del magistrato.
Ne bis in idem: nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso fatto. Per il 28enne è finita con un non luogo a procedere, mentre la presunta complice è stata assolta con formula piena, perché il fatto non sussiste.
Il 22 novembre 2013 la banda, esclusa la ragazza, aveva chiuso il “capitolo rapina” patteggiando uno tre anni e mezzo e gli altri tre malviventi due anni e quattro mesi, con lo sconto di un terzo della pena.
Silvana Cortignani

