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“Sì al confronto su nuove tecnologie ed equa redistribuzione di utili”

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21esimo congresso Fabi - I delegati di Viterbo

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21esimo congresso Fabi - Antonio Tajani, Roberto Gualtieri

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21esimo congresso Fabi - Tajani, Gualtieri, de Bortoli, Sileoni

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21esimo congresso Fabi - Carlo Messima e Lando Maria Sileoni

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21esimo congresso Fabi

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21esimo congresso Fabi

21esimo congresso Fabi - Andrea Folco, Ernesto bruni, Nando Gigli

21esimo congresso Fabi – Andrea Folco, Ernesto bruni, Nando Gigli

Roma – (s.c.) – Un confronto sull’innovazione tecnologica per mantenere e creare nuovi posti di lavoro, equa redistribuzione degli utili anche a favore dei lavoratori, gestione degli Npl (crediti deteriorati) interna alle banche, salvaguardia dell’ammortizzatore sociale di categoria, il Fondo esuberi, che negli anni della crisi ha permesso di evitare i licenziamenti, a differenza di quanto accaduto in Europa dove il comparto bancario ha perso oltre 327.500 posti di lavoro.

Queste le richieste alle banche avanzate da Lando Maria Sileoni, Segretario generale della Fabi, durante i lavori del XXI Congresso nazionale dell’Organizzazioni, che è proseguito ieri martedi 6 marzo a Roma alla presenza di oltre 1500 delegati sindacali.

In vista del rinnovo del contratto dei bancari, in scadenza il 31 dicembre del 2018, il leader della Fabi ha delineato le principali sfide che dovranno essere affrontate dalle parti.

“Il contratto dovrà mantenere le garanzie della nostra area contrattuale”, ha detto Sileoni, “Vogliamo condividere un nuovo modello organizzativo che punti sulla consulenza e specializzazione dei lavoratori e chiediamo un confronto a tutto campo sulle nuove tecnologie per mantenere e creare posti di lavoro. In prospettiva di un ritorno ai ricavi degli istituti di credito, chiediamo, inoltre, un’equa redistribuzione degli utili anche a favore dei dipendenti, non solo degli azionisti. 

Altro tema centrale nei prossimi mesi sarà il tema del recupero delle sofferenze, viste le nuove regole europee in fase di definizione. Siamo convinti che la soluzione migliore da adottare sia una gestione interna del recupero crediti, che consenta alle banche di mantenere una relazione sana con i territori, valorizzando le professionalità dei lavoratori, con migliori rese anche in termini economici.

La stessa Banca d’Italia ci ricorda, infatti, che le sofferenze gestite in house hanno tassi di recupero di oltre il 40%. Fatte gestire all’esterno, quel tasso scende al 20%. Argomento di fondamentale importanza per il settore sarà poi quello degli ammortizzatori sociali di categoria che negli anni della crisi ci hanno permesso di evitare i licenziamenti, garantendo una gestione morbida delle ristrutturazioni, al contrario di quanto accaduto in Europa dove il settore bancario ha perso oltre 327.500 posti di lavoro. Mai accetteremo che il nostro Fondo di Solidarietà, uno strumento innovativo che ha impedito la macelleria sociale, venga messo in discussione dalle banche o che sia prevista una riduzione dell’assegno di sostegno al reddito”, ha concluso il leader della Fabi.


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