Civita Castellana – (sil.co.) – Aggredisce la madre perché non vuole che esca di casa ubriaco e minaccia di ammazzare la sorella inseguendola con un coltello. Sotto processo per porto d’arma proibita, lesioni e stalking un giovane di Civita Castellana.
Una serata da incubo quella vissuta il 22 ottobre 2014 da due donne d’origine mediorientale, costrette a fare i conti con la furia del congiunto, un ragazzo noto alle forze dell’ordine per avere più volte dato in escandescenze tra la miriade di stretti vicoli del centro storico della capitale del distretto industriale.
“Mio fratello è rientrato a casa dopo cena già alterato, voleva le chiavi per uscire di nuovo ma la mamma gliele ha negate perché secondo lei non era nelle condizioni, ne è nata una discussione e se l’è presa con me, urlandomi che mi avrebbe ammazzata e inseguendomi con un coltello da cucina”, ha detto al giudice la sorella.
La sorella, terrorizzata, è corsa a rifugiarsi in una trattoria sotto casa, col fratello appresso e la madre anche, quest’ultima rimasta senza scarpe, a piedi nudi, nella concitazione del momento.
“Poi sono venuti i carabinieri – ha proseguito la vittima – io sono svenuta per la paura e la mamma ha avuto un malore, per cui ci hanno portate entrambe al pronto soccorso dell’Andosilla, mentre mio fratello è stato allontanato e da quel giorno non vive più con noi, anche se viene a trovarci”.
Del coltello, lì per lì, nessuna traccia: “Lo hanno trovato la mattina dopo i vicini sotto la loro porta di casa, dove l’aveva infilato all’arrivo dei carabinieri”, ha proseguito la sorella. Nonostante tutto difende l’imputato: “Mio fratello non è così, lo diventa se assume qualcosa, quella sera aveva assunto qualcosa”.
Davanti al giudice Elisabetta Massini, avrebbe dovuto essere sentita come testimone contro il figlio anche la madre, ma la donna, giunta in aula indossando il velo islamico, parla soltanto poche parole d’italiano. “Di solito è mia figlia che traduce per me”, ha spiegato. Ma essendo anche la figlia parte offesa, non è stato possibile. Dovrà tornare in tribunale il 15 ottobre quando, prima della sentenza, la donna sarò sentita alla presenza di un’interprete.
