Viterbo – Dieci anni e cinque mesi di reclusione. Inflitti, nel complesso, a sei imputati. Due assoluzioni. È l’epilogo di Genio e sregolatezza, il più grande processo sull’appaltopoli viterbese.
Camera di consiglio fiume dei giudici Maria Luparelli, Giacomo Autizi e Silvia Bartollini (a latere). Durata sette ore, è la conclusione di un’istruttoria dai grandi numeri: in otto alla sbarra (tra amministratori, imprenditori e funzionari del Genio civile) e quattro parti civili.
Le condanne vanno dai 6 mesi ai 3 anni e 9 mesi, con provvisionali alle parti civili dai 10mila ai 20mila euro. Il collegio ha inflitto le pene più alte al funzionario del Genio civile Roberto Lanzi, condannato a 3 anni e 9 mesi con una confisca di 5mila e 900 euro di beni, e all’ex sindaco di Graffignano Adriano Santori, condannato a 2 anni e 2 mesi.
Sono stati assolti, invece, l’imprenditore Giuliano Bilancini perché il fatto non sussiste, e l’ex assessore di Graffignano Luciano Cardoni per non aver commesso il fatto.
Lanzi e la collega del Genio civile Gabriela Annesi, condannata a un anno e sei mesi di reclusione, dovranno risarcire in solido anche le parti civili regione Lazio e comune di Vignanello. Per la prima provvisionale di 20mila euro, per la seconda di 10mila.
Il processo, durato cinque anni, è nato dalla maxinchiesta del 2012 di procura e Forestale. Indagati di punta sono Lanzi e Annesi, accusati di intascare tangenti in cambio della distribuzione di appalti a un ristretto gruppo di imprenditori.
Nel complesso la procura aveva chiesto venticinque anni e un mese di carcere, con pene dai sei anni e nove mesi ai due anni. “I fatti commessi sono tanti e gravi – avevano affermato i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci durante la requisitoria -. Soprattutto da parte di Lanzi, che con modalità disinvolte e con spregio e mercimonio delle funzioni pubbliche ha fatto i propri interessi. Nulla giustifica le attenuanti generiche e per questo si chiede una pena di sei anni e nove mesi, oltre la confisca di 51mila euro di beni per il reato di corruzione”.
Le richieste delle quattro parti civili, invece, furono: 260mila euro da parte della regione Lazio, 183mila 940 euro la provincia di Viterbo, 600mila euro il comune di Vignanello e 200mila euro l’impresa viterbese Promu – Restauri artistici. Ma il collegio dei giudici ha stabilito che devono essere risarcite solo la Regione e il comune di Vignanello.
Le condanne
1) Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile: 3 anni e 9 mesi, più una confisca di 5mila e 900 euro di beni, l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (assolto per undici capi di imputazione, prescritti due)
2) Adriano Santori, ex sindaco di Graffignano: 2 anni e 2 mesi, più l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (assolto per un capo di imputazione, prescritti due)
3) Gabriela Annesi, funzionario del Genio civile: 1 anno e 6 mesi, più l’interdizione dai pubblici uffici per un anno e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (assolta per quattro capi di imputazione)
4) Luca Amedeo Girotti, imprenditore: 1 anno, più l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (assolto per tre capi di imputazione)
5) Fabrizio Giraldo, imprenditore: 1 anno e 6 mesi, più l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (assolto per un capo di imputazione, prescritto un capo di imputazione)
6) Angelo Anselmi, imprenditore: 6 mesi, più l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno (prescritti tre capi di imputazione)
Le assoluzioni
1) Luciano Cardoni, ex assessore di Graffignano, per non aver commesso il fatto (prescritto un capo di imputazione)
2) Giuliano Bilancini, imprenditore, perché il fatto non sussiste (prescritto un capo di imputazione)


