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Black-out elettrico e allacci a suo nome, vittima un carrozziere

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Graffignano – (sil.co.) – Black-out elettrico e boom di allacci a suo nome. Vittima un carrozziere, che ascoltando i file audio del gestore ha riconosciuto il presunto colpevole. 

Alla sbarra un trentenne, accusato di avere fatto staccare la corrente per cinque giorni a casa di un carrozziere 59enne di Celleno, avergli intestato tre nuove utenze elettriche a Viterbo, Graffignano e Roma, avergli cambiato gestore e fatto una variazione al rialzo di potenza. 

A processo ieri davanti al giudice Giacomo Autizi, per sostituzione di persona, il presunto superstalker di Graffignano, l’uomo dei carri funebri. E’ il trentenne residente nella frazione di Sipicciano che il prossimo 8 ottobre dovrà comparire di nuovo in tribunale per stalking, procurato allarme, interruzione di pubblico servizio e sostituzione di persona.

Denunciato da sei vicini nel marzo 2016, avrebbe inviato loro carri funebri, carri attrezzi, camion carichi di mobili; avrebbe effettuato a loro nome volture di utenze elettriche o telefoniche; avrebbe imbrattato di vernice verde le tombe dei cari estinti al cimitero. Per ben due volte, inoltre, avrebbe messo in allarme il 112: la prima segnalando un’inesistente rissa a Grotte Santo Stefano; la seconda dicendo, a nome di un vicino, di correre perché aveva appena accoltellato una persona. 

Il carrozziere di Celleno ha sporto denuncia contro ignoti nel luglio 2014, dopo essere rimasto vittima di un black-out di cinque giorni nel mese di gennaio e avere scoperto di non esistere più per l’Enel nei mesi successivi. 

“In compenso ho scoperto che ero passato a Edison, con una variazione da 3 a 6 kw, e che erano state attivate a mio nome altre utenze, per un casale a Graffignano, per un altro casale a Viterbo e, sempre a Viterbo, iper un’abitazione in viale Bruno Buozzi, con addebito a un indirizzo di Roma”, ha spiegato la vittima al giudice. 

Quando l’Enel ha inviato ai carabinieri i file audio dell’utente che si era spacciato per lui, ha riconosciuto la voce. “Al 70 per cento, perché era una voce che avevo sentito una sola volta – ha detto – la voce di un ragazzo di Graffignano passato dalla mia carrozzeria qualche mese prima, quando gli avevano sequestrato la macchina e me l’avevano lasciata in deposito giudiziario. E’ venuto a riprendersela e non era contento, mi chiedeva uno sconto ed era scocciato per la situazione. Ma era finita lì”. 

Troppo poco per il pubblico ministero che, così come il difensore Francesco Massatani, ha chiesto l’assoluzione, accordata dal giudice Autizi, anche se con la formula “per non avere commesso il reato”, articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale, la vecchia insufficienza di prove.  

La presunta vittima, nel frattempo, a distanza di oltre quattro anni dal black-out che ha dato vita a una serie infinita di disagi, sarebbe ancora alle prese con le grane derivanti dagli allacci fatti a suo nome. “Non è ancora finita, ho ancora un paio di situazioni da risolvere”, ha detto al giudice. 


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