Montalto di Castro – Centrale di Montalto, c’è un piano per abbatterla.
Ne parla su Repubblica, Sergio Rizzo, che in un lungo articolo ripercorre la storia del sito e ne anticipa un futuro possibile. La sua distruzione. Per un’opera dai costi ciclopici.
“Costata agli italiani – scrive Rizzo – l’equivalente di una somma stimabile oggi in 15 o 16 miliardi di euro: almeno 250 euro per ogni abitante”.
Un’area di 250 ettari e una ciminiera alta 150 metri. “Con le sue caldaie mute e l’immenso sarcofago di cemento armato dell’impianto nucleare mai entrato in funzione che trasuda ruggini dalle crepe”.
C’è un rapporto commissionato dal comune, che sarà esaminato in consiglio comunale il 5 aprile. I contenuti preoccupano: “Il degrado inevitabile – spiega Rizzo – rischia di trasformare la centrale in una bomba ecologica”.
Se il contenuto sarà condiviso dal consiglio, potrebbe essere il primo passo per l’abbattimento. Secondo i tecnici, l’interruzione dei lavori dopo il referendum del 1987 che ha detto no al nucleare, avrebbe dovuto far venire meno il permesso di costruzione e di conseguenza, la demolizione.
“Un passo che potrebbe essere – spiega Repubblica – soltanto la premessa per colpire anche il bersaglio grosso. Cioè l’immensa centrale termoelettrica costruita lì accanto dopo lo stop all’energia atomica decretato dagli italiani trent’anni fa”. La centrale elettrica più grande d’Italia.
“Ai circa 7 mila miliardi di lire già spesi per la centrale nucleare se ne aggiunsero secondo stime fatte nel 1998 dall’autorità per l’Energia, altri 9.437 per la cosiddetta riconversione di Montalto di Castro.
Soldi che dovevano servire non soltanto per la costruzione dell’impianto termoelettrico, ma anche per lo smantellamento della centrale nucleare. Che invece è ancora lì, con il suo cemento rigato di ruggini. Il totale? Oltre 16 mila miliardi di lire”.
E se la centrale nucleare non è mai entrata in funzione, quella termoelettrica lo ha fatto per poco. Per i costi troppo alti. E se non è stata chiusa definitivamente, è solo perché il ministero dello Sviluppo economico ha voluto lasciare un piccolo presidio in caso d’emergenza.
Ma adesso lo scenario potrebbe cambiare. Con il comune pronto a dare il via alla demolizione, compresa la ciminiera, secondo Repubblica.
