Tarquinia – Dopo la morte in croce, la resurrezione. Esattamente la domenica di Pasqua.
A Tarquinia si consuma una tradizione antica, fondamentale per i fedeli della città marittima. E’ la processione del Cristo risorto, uno degli eventi religiosi più sentiti e seguiti della Tuscia, che come ogni anno trasforma le vie del centro in anfiteatro di allegria e passione.
Multimedia: fotocronaca – video
Applausi e commozione scandiscono i passaggi di un rito secolare e cantano la gioia per il Cristo tornato alla vita. Uno spettacolo. Due ali di folla accompagnano il cordone che avanza lungo il percorso. Gente che prega, osservatori attenti, turisti affascinati. La città è in festa.
L’appuntamento, puntale, è alle 18 nella chiesa di San Giuseppe. Prima però il saluto istituzionale. Piazza Matteotti è piena. A parlare è don Augusto Baldini.
“La nostra processione è bella e caratteristica – ha spiegato il parroco -. I protagonisti porteranno con orgoglio e amore un tributo di fede al nostro signore. Grazie a tutte le persone che hanno reso possibile questo evento. Una benedizione speciale va ai portatori, testimoni di gloria”.
Dopo la parte burocratica la processione. Con la statua e i tronchi trasportati in maniera impeccabile. Da via Garibaldi fino all’ospedale, per fare gli auguri ai meno fortunati in questo giorno di festa. Poi giù, fino a via Umberto primo e piazza Cavour. A metà del corso l’ultima sosta, prima dello sforzo finale e l’arrivo ai piedi del comune.
Ad aprire la folla gli sparatori. A scandire il ritmo la banda musicale Giacomo Setaccioli. La statua e i tronchi corrono veloci prima di tornare a casa. Un grande sforzo ripagato dai lunghi applausi.
Un evento unico. Che prende al cuore chi lo conosce da sempre e cattura con estrema facilità chi non lo ha mai osservato prima. Tarquinia è viva e lo dimostra ogni domenica di Pasqua: sarebbe bello vederla così molto più spesso.
Samuele Sansonetti







