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“Cup, un solo addetto e 9mila richieste da coprire”

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Daniela Scatolini

Daniela Scatolini

Montalto – Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata Daniela Donetti (Asl) da parte di Daniela Scatolini – Dottoressa Daniela Donetti, le scrivo questa breve lettera al fine di porre alla sua attenzione una grave situazione organizzativa della Asl – distretto di Tarquinia – che si verifica presso il Cup esistente in questo territorio e facente parte del Comune di Montalto di Castro (Vt).

Sono certa che prenderà nella dovuta considerazione questa mia segnalazione, conoscendola per il suo impegno e dedizione sulla sanità e il diritto alla salute da parte degli utenti e per il quale da anni sono in “prima linea” al fine di risolvere qualsiasi “ostacolo” alla fruizione dei servizi sanitari.

Quale direttore della Asl viterbese ho certezza che si attiverà nell’immediatezza per risolvere le probematiche che le vado ad esporre; ostacoli/disservizi in cui i cittadini del comprensorio del comune Montalto di Castro, con la sua frazione, sono quotidianamente esposti, in modo particolare gli utenti residenti nella vicina frazione di Pescia Romana dove non esiste un servizio Cup alternativo a quello esistente nel paese nella struttura denominata “Villa Ilvana”.

Un Cup dove opera un solo addetto Asl che non riesce a coprire le richieste di circa 9000 abitanti che, nel periodo estivo, si triplicano a dismisura non riuscendo a soddisfare la maggior parte dell’utenza; una grave problematica che ogni cittadino deve far fronte quotidianamente recandosi, alternativamente, all’ospedale di Tarquinia dove operano al servizio Cup circa tre persone.

Come è di sua conoscenza in questo periodo (come del resto ogni anno) la mole di lavoro presso i Cup aumenta con il rinnovo delle esenzioni ticket per il reddito prodotto da ogni singolo utente; un solo operatore che deve gestire uno straordinario oltre a quello in cui rientra la normalità degli altri periodi per cui, come rammostrato, non riesce a soddisfare tutti.

Come è giusto e come prescrivono le norme sulla sicurezza, ciascun operatore che lavora con mezzi informatizzati, ha diritto ad una pausa di circa quindici minuti ogni due ore lavorative; intervallo che avviene mentre gli utenti attendono il proprio turno e con un orario di apertura “ferreo” che non permette non soddisfa le esigenze dei richiedenti, quali quello di prendere la prenotazione e/o disdire gli appuntamenti oppure rinnovare le esenzioni.

Tutto ciò crea file di attesa, malcontento e rabbia degli utenti verso la stessa operatrice che non riescono ad ottenere quello che ognuno ha diritto (optando in molte occasioni il recarsi fuori Regione per soddisfare le proprie esigenze sanitarie con costi elevati da parte della nostra), secondo anche ai criteri sanitari e della carta dei servizi dell’Azienda sanitaria di Viterbo che prevede, tra le altre missioni il rispetto dell’uomo, l’universalità e l’equità d’accesso nei servizi, l’etica professionale, l’umanizzazione degli interventi; la centralità della persona , intesa come singolo soggetto autonomo, responsabile e capace, sia come soggetto temporaneamente o permanentemente incapace di scelte autonome, ed il costante riferimento alla comunità locale, alla luce dei principi di socialità e sussidiarietà.

Le finalità di servizio pubblico, dalla semplice risposta ai bisogni sanitari alla tutela della salute in senso generale; la tutela dei soggetti deboli e fragili con un orientamento continuo alla qualità clinico-assistenziale, all’appropriatezza, al coinvolgimento e alla qualificazione delle risorse umane, da sostenere con programmi permanenti di formazione e aggiornamento, mirati al cambiamento e all’adeguamento del sistema aziendale; il buon uso delle risorse.

Su questi aspetti le chiederei che con il primo cittadino di questo comune, il sindaco Sergio Caci, aprisse un confronto per eliminare l’annoso problema rammostrato.

Continuo da anni a denunciare, con tutti i mezzi a mia disposizione, i tantissimi disservizi che riguardano il territorio ma tutto ciò non ha risolto nulla; eppure la carta servizi parla di etica, qualificazione e quantificazione delle risorse umane, tutela della salute di ogni cittadino; una situazione ben nota all’amministrazione comunale montaltese ma il disinteresse esiste e perdura da anni; lo stesso disinteresse dimostrato per il mio progetto sanitario che raccolse circa 3000 firme, la più grande petizione popolare da me sostenuta in questo territorio ma la cittadinanza ancora attende una qualsivoglia risposta.

Il primo cittadino, mi chiedo, ha mai esposto durante la conferenza dei sindaci presso l’Asl competente le esigenze della sua cittadinanza, i disservizi, i rimedi da porre in essere? Quesiti che solo lei potrà risolvere con il suo costante impegno e con quanto pregressamente richiesto.

Daniela Scatolini


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