Fabrica di Roma – Dissero di essere stati picchiati dai carabinieri, e loro li denunciarono per calunnia. Due amici e connazionali di 51 e 55 anni residenti a Fabrica di Roma finirono a processo, ma alla fine il giudice li ha assolti.
È il 19 febbraio 2011 quando i due amici, di nazionalità romena, danno una festicciola in casa. I carabinieri di Civita Castellana, chiamati dai vicini, intervengono tre volte per cercare di fargli abbassare il volume della musica. E all’ultimo sopralluogo li trovano ubriachi.
Il giorno dopo uno dei due imputati si sarebbe recato in caserma per sporgere denuncia perché, a suo dire, era stato schiaffeggiato da un carabiniere che lo aveva fatto cadere a terra e svenire. Testimonianza messa nero su bianco, alla fine, non da una denuncia, ma da un verbale di sommarie informazioni rese in caserma l’indomani, con referto di pronto soccorso che parlerebbe di lesioni per sette giorni.
I carabinieri hanno sempre sostenuto di non aver toccato neanche con un dito i due amici, men che meno quello che ha raccontato di essere caduto e svenuto. Al loro arrivo lo avrebbero trovato già privo di sensi, sfinito dall’alcool.
Da qui il fascicolo aperto dalla procura di Viterbo, pm Stefano d’Arma, per calunnia contro i due connazionali per aver dichiarato falsamente di aver subito percosse e simulato tracce di reato a carico dei carabinieri. Poi il rinvio a giudizio disposto dal gup e infine il processo di primo grado, che si è concluso con una doppia assoluzione.
Per il giudice Elisabetta Masini non ci sarebbe stata nessuna calunnia, perché gli imputati non arrivarono mai a denunciare i due carabinieri. Assolti quindi, come richiesto dalla procura e soprattuto dalla difesa. “Sono soddisfatto – commenta all’esito della sentenza l’avvocato Giuseppe Potestio -, perché è stata accolta la nostra ricostruzione in diritto. Ovvero, mancava la condizione di procedibilità del reato oggetto della presunta calunnia. Personalmente non ho mai messo in discussione l’operato dei militari, ma il processo sarebbe proseguito inutilmente”.

