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Schiaffone futurista, santa Rosa fa il miracolo

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Tribunale - Filippo Rossi con l'avvocato Giacomo Barelli

Tribunale – Filippo Rossi con l’avvocato Giacomo Barelli

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Gianluca Iannone, leader nazionale di Casapound

Domenico Di Tullio

L’avvocato Domenico Di Tullio

Viterbo – Schiaffone futurista, santa Rosa fa il miracolo. Filippo Rossi pronto a perdonare Gianluca Iannone: “Se farà una donazione alle suore che custodiscono il corpo della patrona”

Pace fatta, forse, tra Iannone e Rossi, disposto a rimettere la querela per l’aggressione  neofascista di sei anni fa, se il leader di Casapound farà una donazione alle suore del monastero di Santa Rosa. 

Potrebbe finire in beneficienza lo “schiaffone futurista” del 14 luglio 2012, durante una delle notti bianche di Caffeina, quando un gruppo di neofascisti, guidati da Iannone, piombò presso la segreteria della manifestazione a San Pellegrino a caccia del direttore artistico, colpito al volto con un pugno. 

“Quante storie per uno schiaffone futurista”, la rivendicazione a mezzo stampa dello stesso leader di Casapound, finita nel fascicolo del processo.

A chiedere che il leader di estrema destra devolva una somma alle suore di Santa Rosa in cambio della remissione di querela è stato lo stesso Rossi, parte civile al processo per lesioni a carico di Iannone (e il militante viterbese Andrea Giannini), in corso davanti al giudice di pace Alessandro Mandolini.

“Non voglio soldi per me, ma un gesto significativo per la città da parte di Casapound”, ha sottolineato Rossi, attualmente candidato sindaco alle prossime amministrative, forte dei mille consensi presi a Viterbo e dei tremila in tutta provincia delle regionali del 4 marzo, insufficienti per la Pisana, ma abbastanza per tentare la scalata a Palazzo dei Priori. 

“C’è un’ipotesi di accordo tra le parti perché lo ‘scapaccione futurista’ diventi una donazione alla suore”, conferma l’avvocato Domenico Di Tullio, militante di Casapond e difensore a titolo gratuito di tutti gli attivisti del movimento. Per questo, assieme al collega di parte civile Giacomo Barelli, ex assessore, politicamente impegnato al fianco di Filippo Rossi, hanno chiesto al giudice di pace uno stop al processo, proprio nel giorno della sentenza. 

Il colpo di scena al posto dell’assoluzione o della condanna è arrivato ieri, a metà mattinata. “Dobbiamo solo concordare la cifra”, spiega il legale viterbese Barelli. Almeno per ora, resta però top secret la somma: “Non sta bene dire quanto si devolve in beneficienza”. 

“Una richiesta fatta per il bene di Viterbo, il cui massimo simbolo è santa Rosa – ha spiegato lo stesso Rossi, al termine dell’udienza davanti al giudice di pace Mandolini – sono contento che ci sia disponibilità da parte di Iannone a chiudere la vicenda con un importante risvolto sociale per la città”. 

Unico assente all ‘udienza “pacificatrice” il leader di Casapound, Iannone. Chissà se si presenterà all’udienza del 16 maggio, quando, se tutto finisce bene, lo schiaffone potrebbe diventare una stretta di mano tra lui e Filippo Rossi.

Silvana Cortignani


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