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Ponte del primo maggio col fiato sospeso per otto imputati

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Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale

Un’intercettazione ambientale al genio civile

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali in Provincia

La perquisizione dei forestali in Provincia

Genio e sregolatezza, il blitz dei forestali

Genio e sregolatezza, il blitz dei forestali

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

La perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

 

II processo Genio e sregolatezza

II maxischermo dei pm, il giorno della richiesta pene

Viterbo – Genio e sregolatezza ovvero appalti truccati e tangenti, sentenza la vigilia del primo maggio. Tutti col fiato sospeso fino a lunedì 30 aprile gli otto imputati. In attesa di giudizio nel pieno del ponte della festa dei lavoratori. 

Si aspettano risarcimenti record le parti civili: la Regione ha chiesto 260mila euro di danni, la Provincia 183mila 940 euro, il comune di Vignanello 600mila euro e l’impresa 200mila euro.

Sul banco degli imputati spiccano i nomi dei due funzionari del genio civile Gabriela Annesi e Roberto Lanzi, da cui l’inchiesta prende il nome di “Genio e sregolatezza”.

Lanzi, secondo l’accusa, sarebbe il deus ex machina, la mente, di una cordata di imprenditori disposti a versare mazzette in cambio di una trentina di appalti pubblici abilmente pilotati con la complicità della coppia di funzionari, per un valore totale di 12 milioni di euro.

Weekend d’attesa anche per gli unici due ex pubblici amministratori coinvolti in questo filone dell’inchiesta, entrambi del comune di Graffignano: l’ex sindaco Adriano Santori e l’ex assessore Luciano Cardoni.

Infine quattro imprenditori: Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi, Giuliano Bilancini e Fabrizio Giraldo

Sono gli otto imputati del processo di primo grado, durato cinque anni, scaturito dal filone principale della maxinchiesta contro gli appalti pubblici truccati della procura, sfociata in tredici arresti e una cinquantina di indagati a piede libero nell’autunno 2012, che ha tenuto impegnati per anni i pubblici ministeri Stefano d’Arma e Fabrizio Tucci. 

Tutti sono stati arrestati due volte dalla forestale, nei blitz del 23 ottobre del 23 novembre di sei anni fa. Il secondo dopo l’annullamento da parte del riesame della prima ordinanza di 486 pagine “copia-incolla” e la sua rinnovazione da parte della gip Franca Marinelli.

Due le strade, secondo i pm, per favorire questo o quello: il cosiddetto “invito” a ditte individuate da un pubblico ufficiale oppure la “procedura aperta” secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa. Oggi a me, domani a te, mettendo nel conto quei 5-6mila euro in più, ampiamente ripagati attraverso le aste truccate, con un ribasso pari a circa il 15% rispetto alle gare pulite, a carico di Pantalone. 

Filmato cult negli uffici del genio civile 

Il filmato della sostituzione dell’offerta nella busta nell’ufficio di Lanzi al Genio Civile divenne un cult, come quello della mazzetta ricevuta nel 2009, nel suo ufficio, dall’allora funzionario del Comune di Viterbo, Massimo Scapigliati. Tutto era partito, nel 2008, proprio dalle intercettazioni sfociate nell’operazione “Dazio”. Parole, parole, parole. I loro nomi sono venuti fuori da qualcosa come 12mila ore di riprese video e ben 700mila conversazioni intercettate. “Solo per leggere e studiare l’informativa finale di oltre 500 pagine, abbiamo impiegato sei mesi, da novembre 2011 a maggio 2012”, hanno detto i pm nel corso del processo, spiegando i tre anni e mezzo trascorsi dall’avvio delle indagini al blitz della forestale. 

Un anno fa la richiesta pene dei pm D’Arma e Tucci

Giudizio immediato per undici indagati, sono rimasti fuori dal processo gli imprenditori di Celleno, padre e figlia, Gianfranco e Daniela Chiavarino e il collega Roberto Tomassetti, che il 25 settembre 2015 hanno patteggiato, rispettivamente: un anno e mezzo; un anno, 11 mesi e 15 giorni; 10 mesi e 20 giorni. 

Il pm Tucci, trasferito a Roma lo scorso dicembre, era ancora presente ai tempi della discussione, il 28 marzo 2017, quando l’accusa, attrezzando l’aula di maxischermo e consegnando al collegio e alle difese una poderosa “memoria di cortesia” di ben 750pagine, ha chiesto pene complessive per oltre 25 anni di carcere. Venticinque anni e un mese, per la precisione, con pene dai due anni ai sei anni e nove mesi.

Un anno per le arringhe delle difese

Poi è passato un altro anno solo per le arringhe delle difese, da cui sono scaturiti titoli memorabili: “L’inchiesta Appaltopoli? Come Alice nel paese delle meraviglie”, “Le accuse dei pm? Solo teorie…”, “Hanno pescato un pesce che non c’entrava niente… “, “La Annesi non ha mai confessato…”, “Nessuno scambio di buste, solo una sonora cantonata”. “Nessuna prova, solo suggestioni…” l’ultimo, relativo all’udienza del 29 marzo 2018, quella della difesa “filosofica”, tra Socrate e Platone, del principale imputato, Roberto Lanzi.

Silvana Cortignani


Le condanne chieste dai pm per gli imputati

1) Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile: 6 anni e 9 mesi, più una confisca di 51mila euro di beni

2) Adriano Santori, ex sindaco di Graffignano: 3 anni e 6 mesi

3) Gabriela Annesi, funzionario del Genio civile: 3 anni e 4 mesi

4) Luca Amedeo Girotti, imprenditore: 3 anni

5) Fabrizio Giraldo, imprenditore: 2 anni e 6 mesi

6) Luciano Cardoni, ex assessore di Graffignano: 2 anni

7) Angelo Anselmi, imprenditore: 2 anni

8) Giuliano Bilancini, imprenditore: 2 anni


 


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