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Ha gettato la figlia nel cassonetto, diserta l’aula per l’ennesima volta

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

 

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – Feto nel cassonetto, tutti vogliono sentire la madre al processo in corte d’assise all’infermiere. Ma per l’ennesima volta, ieri, la ballerina romena 28enne Elisaveta Alina Ambrus non si è presentata in aula.

E’ il processo in corte d’assise al presunto complice, che l’avrebbe aiutata a reperire il farmaco abortivo e a gettare il cadavere della bimba nata settimina in un cassonetto del Salamaro il 2 maggio 2013.

Lei invece è l’ex “figurante di sala” del night club del Poggino chiuso per sfruttamento della prostituzione lo scorso 12 gennaio, uccel di bosco da quattro anni e mezzo, che il pm Franco Pacifici continua puntualmente a citare tra i testi dell’accusa da un anno e mezzo. 

Ieri Pacifici si è arreso, chiedendo l’acquisizione delle sommarie informazioni rilasciate a caldo dalla donna agli inquirenti. Si è opposto il difensore Samuele De Santis, sostenendo che è anche una testimone della difesa, l’ultimo teste che vuole sentire, per cui i verbali dovrebbero semmai essere acquisiti se mancherà anche a quell’udienza. E siccome non risulta che la donna sia mai stata ricercata, e di conseguenza non può essere dichiarata irreperibile, la corte ha preso tempo. Al che il sostituto procuratore ha preannunciato che la citerà ancora una volta come teste per l’udienza del 26 giugno. 

Nel frattempo, sempre su richiesta dell’accusa, sono stati invece acquisiti i verbali degli interrogatori della coinquilina, anche lei ballerina dello stesso night, dichiarata irreperibile dopo essere stata a lungo cercata invano. Inutili le proteste della difesa, secondo cui sarebbe stato onere della procura chiedere di disporre un incidente probatorio per cristallizzare come prova le sue dichiarazioni, dal momento che sarebbe potuta scappare per paura di essere coinvolta anche lei, come potenziale imputata, nel seguito giudiziario della vicenda. 

La Ambrus, condannata a dieci anni in primo grado e a 5 in appello, ha fatto perdere le sue tracce dal novembre 2013, quando fu rimessa in libertà alla scadenza dei termini di sei mesi di carcerazione per l’accusa iniziale di soppressione e occultamento del cadavere. Reato successivamente riqualificato in omicidio volontario e occultamento di cadavere, per cui è stata condannata a dieci anni. E diventato feticidio e occultamento di cadavere davanti alla corte d’appello, che ha tenuto conto della situazione di abbandono e di degrado in cui la donna viveva nel nostro paese, come sostenuto da sempre dal difensore Samuele De Santis.

Il legale assiste anche l’infermiere 57enne Graziano Rappuoli, originario di Tuscania, all’epoca in servizio all’ospedale di Belcolle, chiamato a rispondere davanti alla corte d’assise di esercizio abusivo della professione medica e degli stessi reati per cui la Ambrus è stata condannata in primo grado, ovevro omicidio volontario e occultamento di cadavere. 

De Santis, intanto, ha tempo fino al 24 aprile per decidere se ricorrere ulteriormente in cassazione per la sua assistita. In caso contrario diventerà definitiva la condanna a cinque anni e due mesi della donna, che potrebbe in tal caso essere chiamata a scontare, tolti i sei mesi già fatti, la rimanete pena. Nei suoi confronti potrebbe quindi essere emesso un mandato di cattura internazionale.

Si torna in aula il 26 giugno, fra due mesi. 

Silvana Cortignani


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