Viterbo – Parlare di programmi, entrare nel vivo della discussione, il Pd ha il dovere d’esprimere il candidato sindaco, ma dal tavolo della coalizione non è detto che esca quello di Luisa Ciambella. Se dovesse emergere una figura valida e condivisa, Antonio Rizzello, vice segretario dell’unione comunale e parte del gruppo che ha portato avanti la discussione in vista delle comunali, spiega che la scelta potrebbe anche essere un’altra. Ma c’è da ricucire con la minoranza e fa appello in particolare al consigliere regionale Panunzi e all’assessora Troncarelli, mentre guarda con sospetto alla lista civica vicina al vice presidente della regione Smeriglio, in appoggio a Filippo Rossi.
Rizzello, la situazione nel Pd a Viterbo è complicata, come se ne esce?
“Superiamo le discussioni su coalizioni e candidati spiega Rizzello – entriamo nel merito del dibattito, su cosa vogliamo fare, i contenuti programmatici che nelle elezioni dovrebbero essere la bussola. Il Pd qualcosa nel merito intende dirla, abbiamo fatto una scelta chiara, intanto una valutazione di contenuto sui cinque anni d’amministrazione Michelini, ribadendo in modo unanime la bontà del lavoro svolto, con la conseguente volontà di proseguire nel solco già tracciato, aggiornando e migliorando l’agenda. Il tavolo della coalizione dovrà servire proprio a fornire elementi programmatici che ci consentano di condividere il prossimo quinquennio”.
Quale coalizione? Cinque consiglieri comunali d’area civica e due assessori si sono detti con le mani libere. Chi rimane?
“La coalizione si compone di tutte quelle forze civiche, moderate e di sinistra che già alle scorse comunali trovarono nel sindaco e nel suo programma il minimo comune denominatore per stare insieme. In questo quadro, è anche utile fare tesoro dell’esperienza della candidatura di Nicola Zingaretti alle regionali, delle liste civiche ed esperienze sociali e associative”.
Ma una civica, sulla scia di quella sostenuta dal vicepresidente regionale Smeriglio sarebbe pronta ad appoggiare Filippo Rossi (Viva Viterbo).
“Ovviamente ognuno è libero di scegliere come posizionarsi nel quadro di un’elezione amministrativa, pure a sostegno di chi in ambito locale ha rotto il quadro di centrosinistra uscendo dalla maggioranza un anno e mezzo fa. Io non so come stiano le cose, ma andrebbe chiesto a chi sostiene Zingaretti, illustre esponente del Pd. Comunque, al di là della scelta, mi risulta che pezzi di quel mondo civico, che si sono presentati alle regionali, sono disposti a sedersi al tavolo del centrosinistra, ragionando di contenuti insieme al Pd”.
Un tavolo di coalizione con diverse sedie vuote, viste le ultime uscite da Moderati e riformisti e dalle civiche cinque anni fa a sostegno di Michelini. Tofani, Saraconi, Treta, Ciorba, Simoni, Moricoli. Assenze pesanti, da sommare a chi già ha lasciato. Chi avrete di fronte?
“Il tavolo si compone d’esponenti che hanno condiviso questi cinque anni. Oltre al Pd, Michelini, inteso come area politica e culturale, i Mo.Ri. Poi, anche soggetti nuovi, Centro solidale, il Psi, che ha caratteristiche che prescindono dal consigliere Sergio Insogna o da chi per lui, esponenti del mondo associazionistico a sinistra del Pd, oltre a un gruppo di giovani che intendono impegnarsi senza una collocazione prestabilita, ma in alleanza nel centrosinistra. Ci sono anche anime ambientaliste”.
Non ci sarà il consigliere comunale Livio Treta. O si recupera?
“Treta è vice presidente in provincia, in alleanza con il Pd. Sostiene di volere mani libere, ma rispetto a cosa? Sui cinque anni d’amministrazione Michelini, di cui ha pienamente fatto parte, o sulla proposta di candidato sindaco? Se è la seconda, può sedersi con serenità al tavolo e avanzare le sue valutazioni. Se dovesse collocarsi altrove, saremmo di fronte ad alleanze variabili. In provincia col centrosinistra e magari in comune col centrodestra. Io penso che al tavolo di coalizione ci si può sedere, Non è chiuso e il Pd vuole pari dignità per tutti, sulle varie scelte, a partire dal candidato sindaco”.
Non avete già scelto Luisa Ciambella?
“Il Pd ha approvato un regolamento in cui è stabilito fin dall’inizio, che la decisione del candidato sindaco di centrosinistra sarà presa esclusivamente al tavolo della coalizione, in quanto i tempi stretti ci hanno impedito di fare le primarie come cinque anni fa. In quel tavolo, col contributo di tutti, ritengo che si possa stabilire in modo definitivo la figura del candidato sindaco. È altrettanto evidente che il Pd, essendo partito organizzato, sente la responsabilità di rappresentare i propri iscritti ed elettori, offrendo una proposta di candidatura coerente coi ragionamenti di continuità rispetto all’amministrazione Michelini, nella figura dell’attuale vice sindaca, Luisa Ciambella”.
Politicamente tutti hanno la loro dignità, ma il Pd, nella coalizione come si prospetta, è la pedina più importante. Difficile che possa rinunciare al proprio candidato. O no?
“Cinque anni fa alle primarie, un pezzo di mondo civico rappresentato da Oltre le mura e uno maggioritario del Pd, sostennero Michelini, senza fare calcoli sul peso politico ed elettorale di Michelini e nemmeno all’appartenenza più o meno ortodossa a questo o quel partito. Io credo che il Pd abbia capacità politica e visione prospettica per comprendere che laddove vi fossero figure autorevoli anche al di fuori del partito, possano essere validamente sostenute, appoggiate e diventare il candidato sindaco. È altrettanto evidente che noi abbiamo il dovere di proporre a quel tavolo e di sostenere con forza una candidatura come Luisa Ciambella, che non è stata frutto di un caminetto ristretto, ma è emersa a larghissima maggioranza da una consultazione degli iscritti Pd”.
Un metodo di scelta fortemente contestato dalla minoranza.
“Legittima contestazione, ma devo far notare come non abbiano offerto prima e pure dopo, un metodo alternativo. La minoranza ha candidato un esponente, Francesco Serra, con documento scritto e a mio modesto avviso, riconoscendo la correttezza del metodo, sennò non avrebbero proposto il nome. Serra va ringraziato sia per avere partecipato alla discussione, sia per il gesto di ritirare la sua disponibilità, come elemento distensivo nella discussione, ma questo non toglie dignità alla partecipazione e alla volontà espressa dagli iscritti. Se un partito vuole essere rappresentativo di qualcosa, la prima regola è che quantomeno rispetti chi iscrivendosi esprime la propria volontà”.
Quindi, cosa si sente di dire alla minoranza del Pd?
“Mi sento di fare un appello tanto al consigliere regionale Panunzi quanto all’assessora Troncarelli, affinché diano il loro contributo alla ricerca d’unità nel partito. Un appello vero, il mio. Non di facciata. Nelle forme che ritengono più opportune, diano una mano”.
La maggioranza non poteva lavorare prima per evitare la rottura?
“C’è stata una partecipazione trasparente della base, un coinvolgimento il più ampio possibile. Il Pd comunale ha effettuato tre riunioni, consultato quasi 350 iscritti, riunito i circoli di Bagnaia, Viterbo, Grotte Santo Stefano e San Martino al Cimino, con una partecipazione di circa 150 iscritti. Abbiamo incontrato soggetti civici in vista della coalizione e approveremo una lista in assemblea, non a maggioranza, ma col sì di 2/3 degli aventi diritto e non dei partecipanti. Non so se altri partiti abbiano fatto altrettanto. Mi risulta che il centrodestra sia andato a Roma per farsi spiegare come stare insieme e chi debba essere il candidato”.
Però la minoranza resta alla porta, come riuscirete a farli rientrare?
“Abbiamo approvato nel regolamento per le elezioni, un elemento oggetto di discussione politica interna al Pd, che abbiamo chiarito definitivamente. La lista deve essere composta e rappresentare tutte le aree e le sensibilità, con proporzioni di rappresentatività. Già questo consente a tutti, senza remore, di sentirsi protagonisti della propria partecipazione”.
Giuseppe Ferlicca


