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Adescato e ricattato dall’amante

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Montefiascone - Madre e figlio trovati morti - La pm Chiara Capezzuto

La pm Chiara Capezzuto

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – Adescato, spennato e ricattato da due romane dei Castelli, una cinquantenne e una quarantenne, nell’arco di appena un mese perde 90mila euro e rischia di perdere pure la famiglia. “O paghi oppure andiamo da tua moglie” la minaccia. 

Per lusingarlo, l’amante e la presunta complice gli avrebbero detto: “Dio vuole te, ti ha scelto, tu sei il prescelto, sei l’iniziato”. 

Le due donne sono state rinviate a giudizio per tentata estorsione in concorso dal gup Rita Cialoni, pm Paola Conti. E gli è andata bene, perché l’accusa iniziale era di estorsione in concorso. La vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. 

Protagonista un sessantenne del Viterbese, letteralmente spennato dalla coppia, nel 2014, dopo avere allacciato una relazione extraconiugale con una delle due. 

Dopo essere stato sedotto dalla più grande, una 55enne, l’uomo, fresco di pensione, sarebbe stato convinto dall’amante a mettersi in affari con lei e la presunta complice 42enne, cui avrebbe consegnato l’intera liquidazione di 60mila euro. Soldi subito smarriti a causa di imprevisti, per risolvere i quali avrebbe consegnato alle due donne ulteriori 30mila euro, chiesti in prestito ai consuoceri.

“Dio vuole te, ti ha scelto, tu sei il prescelto, sei l’iniziato”, gli avrebbero detto per lusingarlo e tenerlo buono. Detto e anche scritto, in oltre 500 messaggi telefonici, tutti censiti nel fascicolo dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Chiara Capezzuto che ha chiesto il processo per entrambe le indagate. Da chiarire lo spunto “religioso”. 

Intuito, a fronte di quasi centomila euro persi, di essere stato prescelto sì, ma non da Dio, bensì dalle due donne come pollo da spennare, il sessantenne avrebbe allora cercato di smarcarsi, trovandosi di fronte allo scoglio più alto, il ricatto peggiore che un’amante possa fare a un uomo sposato. “Se non ci dai 15mila euro per sparire, diciamo a tua moglie che hai un’altra, così muore d’infarto e ti sentirai in colpa per tutta la vita”, gli avrebbero detto. 

A quel punto, del tutto rinsavito, il sessantenne avrebbe teso una trappola alle odierne imputate, facendosi accompagnare dalla nuora e dal figlio all’appuntamento in cui avrebbe dovuto pagare il riscatto di 15mila euro in cambio del silenzio. 

Il processo per tentata estorsione in concorso comincerà il 10 maggio 2019. 

Silvana Cortignani


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