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“Il lotto edificabile ceduto alla moglie del sindaco? Un regalo”

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Un'aula di tribunale

VIterbo – Un’aula del tribunale

L'ex sindaco di Vitorchiano Gemini Ciancolini e il suo avvocato Severo Bruno

L’ex sindaco di Vitorchiano Gemini Ciancolini e il suo avvocato Severo Bruno

La perita trascrittrice Maria Mammolo

La perita trascrittrice del tribunale Maria Mammolo

Vitorchiano – “Il futuro lotto edificabile da 150mila euro ceduto per 30mila euro come terreno agricolo alla moglie del sindaco? Un regalo”.  

Così il proprietario dei terreni della futura lottizzazione in località Sambucara a Vitorchiano durante l’udienza di ieri del processo per corruzione e concussione all’ex sindaco Gemini Ciancolini e altri sette imputati, tra i quali  l’ex vicesindaco e assessore all’urbanistica Giuseppe Bagnato, Paolo Fubelli, Paolo Di Puorto, Enrico Basili, Gabriella Marchionni, Patrizio Silvestri e Pierangelo Arcangeli. 

Un’udienza ad altissima tensione, durante la quale l’unico testimone, l’imprenditore Carlo Poscia, 71 anni, ha risposto con tanti “non ricordo” alle domande del pm Stefano d’Arma, facendosi fare una ramanzina sia dal sostituto che dalla presidente del collegio, giudice Silvia Mattei.

“Se avessi saputo dell’esistenza concreta di una prossima lottizzazione, non avrei venduto”, ha però sottolineato, nel corso della sua sofferta deposizione. Affermazione ribadita più di una volta davanti al tribunale su sollecitazione  dell’avvocato Severo Bruno, storico difensore dell’ex sindaco Ciancolini.

Al centro dell’interrogatorio la famosa vendita, secondo l’accusa “di favore”, di un lotto di terreno, ai tempi ancora agricolo, alla moglie del sindaco Ciancolini, nel marzo 2010, al prezzo di 30mila euro.

Un lotto diventato improvvisamente edificabile nel novembre successivo, come gli altri sei dello stesso proprietario, a distanza di appena otto mesi, nel novembre 2010, quando il valore è schizzato da 30mila a 150mila euro. 

“Si sapeva che sarebbe stato lottizzato, correva voce in paese che sarebbe accaduto. Io gliel’ho venduto lo stesso perché anzitutto non c’era la certezza e poi volevo farle un bel regalo, darle una ricompensa, avendo lavorato come segretaria nel mio frantoio per 28 anni. Cercava un pezzo di terra per fare l’orto e io gliel’ho venduta. Tutto qui”, ha provato a sdrammatizzare il testimone, sotto il pressing del sostituto procuratore.

“Una ricompensa? Un bel regalo? Un terreno che dopo otto mesi diventa edificabile e vale 150mila euro?”, ha insistito D’Arma, chiedendo spiegazioni su una telefonata ricevuta dal sindaco, nella quale Ciancolini l’avrebbe minacciato di bloccare la lottizzazione, quando aveva già predisposto i preliminari di vendita degli altri lotti.

L’altro adempimento di ieri era l’affidamento delle trascrizioni delle intercettazioni chieste dal pm al perito del tribunale, Maria Mammolo.

La prossima udienza, dell’8 maggio, sarà la volta dell’esame degli imputati che vogliono essere interrogati per fornire la propria versione dei fatti al collegio.

Si sono “prenotati” in sei, tra i quali l’ex sindaco Ciancolini, che promette, carte alla mano, di smontare una ad una tutte le accuse relative al terreno acquistato dalla moglie. 

Silvana Cortignani


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