Viterbo – Come previsto, si è scelta la strada nuova. La maggioranza ha deciso di lasciare quella vecchia troppo piena di buche, ristretta da fronde mai tagliate e cunette che non scaricano da decenni quanto c’era da scaricare.
Allora meglio l’ignoto? Sì, quando il “noto” è lingua e prospettiva di una classe di potere economico, editoriale e politico che la gente non comprende più.
Perché quel che essa capisce è la difficoltà di trovare lavoro. Le tasse che ti massacrano (sta arrivando la Tari da pagare per tenere gli scarti in casa o sui pianerottoli ed ingrassare i monopolisti della monnezza che la portano, a suon di milioni, lontano, dove trattandola ci fanno i soldi).
I pronto soccorso intasati e i reparti dove fanno prima a dimetterti che a curarti perché va rispettato il budget che prevede tanti giorni di permanenza e non più.
Con cliniche e laboratori privati in festa mentre medici ed infermieri pubblici si dannano. La scuola che fa contenti gli insegnanti impegnandoli, tra una cosa e l’altra, addirittura meno del minimo di giorni d’insegnamento previsti.
Con mamme e papà che son costretti a far loro da insegnanti nei giorni di vacanza straordinaria della pubblica istruzione e, quando lavorano, di ferie forzate per loro.
Le strade fatte per i gommisti più che per gli automobilisti. I mille e mille lavori di pubblica utilità che potrebbero essere affidati ai tanti prestanti immigrati costretti a dimenticare che erano sbarcati qui per lavorare, qui dove invece li dotano di telefonino, vestiti e buona sistemazione alberghiera ma gli tolgono la dignità per la quale, scappando dai loro paesi, hanno rischiato la vita.
La gente che, a ragione o torto, si sente insicura, oggetto di stalking ai semafori, fuori dai supermercati e tanti troppi che dormono in strada, sotto i ponti o i viadotti, i porticati, negli androni di edifici pubblici e privati. Con la crisi delle vocazioni religiose che svuota conventi e seminari troppo spesso chiusi (basta fare un giretto per Roma) e non di rado esentasse.
Ecco, su tutto questo i partiti tradizionali – i “noti” – non sono stati considerati affidabili per incapacità e incompetenza. Allora, meglio l’“ignoto” di chi ha raccontato come vissute queste cose, che sono la vita e non il politichese o la sterile polemica del perché sei diventato assessore tu e non io. Meglio, dunque, la scommessa e vedere se i nuovi resteranno affidabili
I 5 stelle con la democrazia diretta computerizzata e la Lega, che ha preferito il contatto diretto con le persone, con i loro primi atti fanno sperare.
Tutto, infatti, noi vecchi guardoni della politica potevamo aspettarci fuorché un Salvini che, due giorni prima delle sedute del nuovo parlamento, se ne viene a Viterbo, attraversa a piedi il centro, fa un comizio in piazza come ai tempi di Andreotti e Pajetta e va pure a cena con chi l’ha votato. A Viterbo mentre a Roma “litigano”.
Dovesse durare così – pure quel Fico in autobus a Roma da Termini a San Silvestro il primo giorno da presidente – ci sarebbe da credere che potremmo diventare una democrazia nordeuropea, fieri come i norvegesi e gli svedesi dei governanti i quali vanno a piedi e in bicicletta.
Segni esteriori, certo, ma anche un modo per dirci che pure noi, noi cittadini, potremmo rinunciare a qualche eventuale in più che abbiamo, perché forse, stavolta, esso arriverà davvero a chi ha meno.
Per Pasqua sarebbe stato troppo ma, per Pasquetta, gli auguri facciamoceli così.
Renzo Trappolini
