Viterbo – Era già detenuto nel carcere di Mammagialla uno dei referenti dell’organizzazione transnazionale dedita al narcotraffico che ieri è stato raggiunto, insieme ad altre sei persone, da un ordine di custodia cautelare del gip di Roma. Aleks Boci, albanese di 38 anni, era già stato arrestato a ottobre. Sempre dai finanzieri della Capitale, che lo avevano trovato con nove chili di cocaina addosso. E dopo un breve periodo di detenzione in un carcere romano, è stato trasferito a Mammagialla. Qui, ieri, è stato raggiunto dall’ordine d’arresto perché ritenuto “appartenente a un’organizzazione criminale italo-albanese dedita al narcotraffico tra Italia, Albania e Belgio”.
Secondo i finanzieri del Gico, il Gruppo investigazione criminalità organizzata, e la Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha coordinato le indagini, Boci sarebbe stato “operante nella piazza di spaccio della Capitale” e sarebbe “risultato in contatto con gli altri indagati attraverso il sistema di messaggistica istantanea Blackberry Messanger”. Inoltre, si sarebbe “interfacciato con gli acquirenti” e avrebbe “provveduto a riferire le informazioni ai sodali in Olanda”. Il suo “principale referente” sarebbe stato il 31enne albanese “Florian Prendi“. I due, “con l’ausilio di connazionali stanziati in Belgio, gestivano traffici di droga tra il Sudamerica, il Nord Europa e la Capitale. Sfruttando un’uscita sicura dagli spazi doganali del porto di Anversa”.
Le indagini, portate avanti dalla Guardia di finanza di Roma con intercettazioni, appostamenti e pedinamenti, nascono dall’operazione La Romana, che il 10 ottobre scorso aveva portato all’arresto, nel Lazio, in Calabria, Piemonte, Lombardia, Sardegna e Veneto, di diciotto persone ritenute appartenenti a un’associazione a delinquere che avrebbe favorito anche la ‘Ndrangheta. In particolare, la cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria). “In tale contesto – spiegano i finanziari – il Gico ha setacciato i contatti di Francesco Forgione, contiguo alla citata ‘Ndrina calabrese e attinto dal provvedimento cautelare dello scorso ottobre, riuscendo a individuare una cellula criminale albanese, con base a Roma e collegamenti in Albania, Olanda e Belgio, che ha importato ingenti partite di cocaina dai Paesi Bassi, per il successivo smistamento sulle piazze di spaccio romane”.
Da qui l’operazione Affari di famiglia. Il narcotico importato, secondo l’accusa, sarebbe stato destinato ai “grossisti” italiani Claudio Cesarini, 47 anni, e Daniele Ferri, 41, che poi avrebbero provveduto a rifornire i pusher di stanza nella Capitale. Ma l’associazione si sarebbe servita anche di una nutrita schiera di collaboratori che avrebbero garantito il trasporto dello stupefacente in Italia e, successivamente, il trasferimento all’estero del denaro. Tra questi, gli albanesi arrestati Edmar Hatijia, 41 anni, ed Elidon Shperdheja, 38.
“Parte della droga – sottolineano i finanzieri – era destinata a Davide Perronace, 44 anni, noto alle cronache per i precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso e perché arrestato insieme ai vertici della cosca di ‘Ndrangheta Gallace, originaria di Guardavalle (Catanzaro) ma da tempo gravitante sul litorale laziale”.
Durante le indagini, il Gico avrebbe documentato sei importazioni di cocaina per oltre 130 chili, di cui nove sequestrati. Nonché un milione e 600mila euro, di cui 430mila sequestrati, ritenuto provento illecito del traffico internazionale di stupefacenti. L’operazione è stata eseguita anche in Albania, dove la polizia ha arrestato due dei sette narcotrafficanti indagati.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



