Montalto di Castro – Metti un giorno a spasso per la Tuscia, un cielo nuvoloso e qualche goccia di pioggia a ingannare la primavera.
L’attore Pino Quartullo lunedì 9 aprile ha scelto come meta per una passeggiata rilassante il parco torre di lavello di Tuscania. Per prendersi una breve pausa durante le prove del suo spettacolo che andrà in scena sabato 14 aprile, alle ore 21 al teatro Lea Padovani di Montalto di Castro, “Quando eravamo repressi 3.0”.
Pino Quartullo, noto attore del panorama italiano, è molto legato alla Tuscia, che frequenta spesso per diletto e per lavoro e dove da qualche mese sta lavorando per workshop di teatro, tra Tarquinia e Civitavecchia e preparando lo spettacolo di cui è sia regista che autore: “Quando eravamo repressi 3.0”. Una esilarante commedia che, tra ironia e riflessione, racconta la “noia da sesso” di due giovani coppie. Definita da Gassman un “dramma comico”. Uno spaccato di vita messo in scena per diverse edizioni, fino ad arrivare alla 3.0 e sempre attuale nel grido d’allarme che lascia passare. “Fare scambio di partner è un tentativo estremo di salvare un amore”.
“Nella mia commedia – spiega Pino Quartullo – si parla molto del sesso in maniera patologica e questo fa letteralmente esplodere di risate il pubblico. Il corpo umano è come una macchina misteriosa e bizzarra del piacere. L’inesplicabile comportamento degli organi. Molte citazioni scientifiche, paramediche. La miriade di pori della pelle papabili orifizi da visitare. Molta ironia, gioco, prendersi in giro a proposito del sesso. Ma soprattutto ci tengo, che sotto sotto, dietro la carne e gli umori, esplodano i sentimenti, gli affetti, quelle cose non oggettivamente tangibili ma meravigliose e immense che appartengono all’anima degli esseri umani”.
La commedia si sviluppa tra due stanze di hotel, comunicanti tra loro, dove il problema del calo di desiderio all’interno di due relazioni di coppia esplode fino a spingere i quattro protagonisti all’idea di ravvivarlo aprendosi allo scambio. Con una conseguente e complessa serie di combinazioni. I personaggi Petra e Massimiliano, proletari scabrosi, lo fanno tutti i fine settimana mentre i più sofisticati ed eleganti Federico e Isabella per la prima volta. A scatenare situazioni imprevedibili, il confronto inevitabile tra le due coppie, che fa emergere divertenti scene di contrasti, erotismo e comicità.
Era il 1990 quando Pino Quartullo scrisse “Quando eravamo repressi” che, nell’anno successivo divenne un film. Tra i diversi volti del mondo dello spettacolo, hanno preso parte ai lavori Vittorio e Alessandro Gasmann, Francesca d’Aloja, Roul Bova in una piccola parte ai suoi primi passi nella carriera di attore e Lucrezia Lante della Rovere. Ai suoi esordi la commedia visse nei tempi in cui ancora non esistevano i cellulari, nè tantomeno internet. Gli attori che lo interpretano oggi, non erano ancora nati, o erano in fasce. Però i dialoghi sono ancora attualissimi.
Questa nuova versione della commedia originaria, che intanto è giunta ai 28 anni di età, è stata reintitolata “3.0” perché – dopo due precedenti allestimenti, nel ’90 e nel ’97 a cui lavorarono anche Chiara Noschese (nel ruolo di Petra), Giampaolo Morelli (al suo debutto teatrale, poi in futuro famoso come ispettore Coliandro), Federica Di Martino (recentemente signora Lavia, moglie di Gabriele) e nel 2016, con la versione 2.0 a cui presero parte Francesca Bellucci, Annabella Calabrese, Matteo Cirillo, Tiziano Floreani -, le modalità di incontro, di conoscenza, di comunicazione sono totalmente cambiate. Ma non sono cambiati gli umani. Carne e sentimenti sono sempre gli stessi.
Valeria Conticiani


