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Viterbo – (sil.co.) – Sesso e cocaina, dissequestrato dopo tre mesi lo Star Night di via della Meccanica.
E’ il locale notturno del Poggino chiuso dal 12 gennaio, quando furono posti i sigilli in seguito all’operazione Birretta, costata gli arresti domiciliari con l’accusa di sfruttamento della prostituzione alla coppia di gestori, marito e moglie, gli imprenditori Enzo Magnani e Elena Agafonova, lui un falisco di 61 anni e lei una 39enne d’origine russa, entrambi residenti a Montefiascone.
Il night club è stato dissequestrato ieri mattina.
Con la coppia, sono indagate a piede libero, sempre per sfruttamento della prostituzione, altre tre persone, due italiani e una lituana.
Per il gip Savina Poli, che ha accolto le richieste del pm inquirente Stefano d’Arma, avrebbero messo in piedi “un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione, ottenendo importanti introiti dalle prestazioni sessuali a pagamento che le intrattenitrici del locale offrivano ai clienti” del night.
Comparsi davanti al gip Poli per l’interrogatorio di garanzia lo scorso 18 gennaio, difesi dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, secondo il quale “chi fa impresa nel settore dei night club vende illusioni”, marito e moglie si sono difesi: “Le entreneuse non devono concedere, ma solo promettere, per far tornare i clienti nel locale”. Avrebbero inoltre sottolineato come in otto anni di attività dallo Star night club siano passate centinaia di ragazze: “Mai ricevuta una denuncia, né dalle dipendenti, né dalle forze dell’ordine, nonostante decine di controlli ogni anno”.
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Nel mirino della procura, inoltre, le agenzie che reclutavano le ragazze come ballerine per il night club del Poggino. A queste agenzie i gestori del locale si sarebbero rivolti per “assumere donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, come intrattenitrici per il loro locale. In degli appartamenti di loro proprietà nel centro storico le ospitavano, dopo che un loro collaboratore viterbese le accoglieva alla stazione al loro arrivo in città. Ed era lui che tutte le sere le portava al lavoro”.
Secondo gli inquirenti, i titolari dello Star Night “percepivano parte del compenso che le giovani ottenevano con le prestazioni sessuali, che avvenivano nel locale o fuori. Riuscivano a ottenere considerevoli guadagni extra”, anche perché con la prostituzione le ballerine avrebbero percepito dai 30 ai 500 euro. Ma la cifra poteva anche aumentare, poiché il compenso si sarebbe basato principalmente sulla quantità di ore passate con i clienti.
L’altro filone d’indagine è quello relativo allo spaccio di cocaina. “Me porti ‘na birretta?”, il linguaggio in codice usato per concordare le cessioni, secondo gli investigatori. L’inchiesta è partita a dicembre 2016 proprio dall’individuazione di una presunta rete di spacciatori che avrebbe rifornito l’alta Tuscia. Soprattutto Castiglione in Teverina e Bagnoregio, ma anche l’Umbria e la bassa Toscana. A Castiglione, in particolare, i carabinieri avrebbero individuato un artigiano di 50 anni, che sarebbe diventato il punto di riferimento di assuntori di droga in provincia e nell’Orvietano, rifornito a sua volta da un 40enne macedone residente a Viterbo, che gravitava tra il Viterbese, l’Umbria e la Toscana.
Gli arrestati
accusati di sfruttamento della prostituzione
Elena Agafonova, 39 anni, russa, residente a Montefiascone
Enzo Magnani, 61 anni, imprenditore residente a Montefiascone
accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti
G.Z., 50 anni, artigiano residente a Castiglione in Teverina
A.E., 40 anni, operaio macedone residente a Viterbo
G.S., 39 anni, residente a Castiglione in Teverina
M.S., 39 anni, operaio residente a Orvieto
L.A., 38 anni, operaio macedone residente a Montecchio (Terni)
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



