Lubriano – Banda del racconto e Porti della Teverina sulle tracce di Juan Rodolfo Wilcock. Il due e tre giugno prossimi doppio evento dedicato al soggiorno dello scrittore nel bel borgo della Teverina: una “Passeggiata Wilcock” e una narrazione surplace intitolata “Il tempio etrusco e altre storie iconoclaste”.
Di Antonello Ricci
Juan Rodolfo Wilcock non era Pier Paolo Pasolini. A un certo punto della propria parabola creativa-esistenziale anche lui infatti volle eleggere un paese dell’Alto Lazio, Lubriano, a proprio rifugio di vita.
All’inverso del friulano però, non tentò mai di farsi accogliere-adottare dalla “tribù” locale: non a caso i pochi che in paese se ne ricordano ancora riferiscono, stringati e approssimativi, di un personaggio “appartato” se non proprio scontroso-antipatico.
In tutta la sua opera inoltre, davvero esigui risultano i riferimenti espliciti al borgo della Teverina e ai suoi calanchi: un paio di cenni appena nel suo seducente-struggente, elegantissimo canzoniere d’amore. D’altronde Wilcock fu soprattutto scrittore morale e antropologico, poeta-drammaturgo di paesaggi assoluti fino a un grado grottesco-insostenibile di astrazione, di anamorfosi del reale. Un crogiuolo tra patafisica alla Jarry e barocco latinoamericano.
Ma quando, dopo aver parcheggiato laggiù-laggiù in fondo al paese, superi il cimitero, scarti sulla strada bianca a destra e t’inoltri, per quella dolce campagna, fino al casaletto in località Santa Caterina n° 100 (oggi è in ristrutturazione)…
Quel giardino perduto e la luce del pomeriggio che irrora ovunque e il biancore dei calanchi che quasi ti abbaglia e Civita che si staglia controluce come un’isola meravigliosa di tufo periclitante sul mare delle crete… Allora ti rendi conto.
Che tra la scelta di vita e l’opera si profila un vincolo limpido quanto ineluttabile: l’orrido dei calanchi che si spalanca avanti, alle spalle gli alberi pinzi; in mezzo, sospesi tra la morte rituale e il caos, il casaletto e la sua “terrazza” panoramica come isole-scrivanie.
E ti tornano in mente: l’eccentrico funerale-non-funerale di Giacomo (alias Wilcock) narrato in un vecchio romanzo da Elio Pecora amico dell’argentino e testimone del fatto (romanzo che certo parlava anche di molto-molto altro); poi le commoventi maioliche colorate del casaletto (rievocate in un dialogo di quello stesso romanzo) oggi ritrovate-riconosciute come un’agnizione, teneramente frantumate-indifese sul retro del casale nel mucchio di sterro del cantiere… Eccetera eccetera.
L’avevamo promesso nei giorni della “Passeggiata Tecchi” a Serrona (Bagnoregio) del marzo scorso (evento splendidamente organizzato dal bravo e ardente – a volte certo, ahimè, un poco intemperante e frettoloso ma non per questo meno prezioso – Emiliano Macchioni insieme coi suoi Civita Writers): l’avevamo giurato, prossima tappa, prossimo obiettivo, prossimo omaggio allo stupefacente paesaggio dei calanchi, l’appartato-dimesso buen retiro lubrianese del viaggiatore dell’immaginario Juan Rodolfo Wilcock.
È ormai giunta l’ora: segnate sulla vostra agenda le date del due e tre giugno prossimi. In quei giorni Banda del racconto e Porti della Teverina, infatti, Antonello Ricci e Gianni Abbate sbarcheranno fianco a fianco a Lubriano con un doppio evento: uno itinerante (“Passeggiata Wilcock – Sulle tracce di certi fatti inquietanti”); l’altro stanziale (“Il tempio etrusco e altre storie iconoclaste”: un racconto “da fermo” dedicato alle più belle pagine di Wilcock). Prossimamente info in dettaglio. Mi raccomando: teneteci d’occhio…







