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“1150 imprese in agricoltura, serve un assessorato”

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Bianchini, Talucci Peruzzi e Vaquier

Bianchini, Talucci Peruzzi e Vaquier

Jean Philippe Vaquier

Jean Philippe Vaquier

Viterbo – Agricoltura, settore da coltivare a Viterbo. FdI ne è certa. “Non a caso – spiega Paolo Bianchini – sono 1159 le imprese attive nel nostro comune. Queste partite Iva generano ricchezza e indotto sulla città”.

Un settore importante e per non farlo appassire, anche l’amministrazione comunale può fare la sua parte. “Ha obblighi – sottolinea Bianchini – e non può, tanto per cominciare, non avere una delega, un assessorato all’Agricoltura, con promozione collegata. Poi, l’ente deve essere il primo a dare l’esempio.

Per questo, proporremo l’uso di prodotti locali in situazioni istituzionali, rinfreschi, ricevimenti, poi l’istituzione del marchio Deco, denominazione comunale e quindi una casa del gusto”.

Per far conoscere Viterbo, prodotti su cui puntare non mancano. “Penso ai grani, i mieli e formaggi – prosegue Bianchini – pochissimi sanno che il caprino nobile è stato eletto miglior formaggio caprino d’Italia o che abbiamo il miglior toma d’Italia. Esistono eccellenze, dobbiamo solo valorizzarle.

Nel mio ristorante, quando dieci anni fa ho deciso che avrei servito solo vini della Tuscia e qualche eccellenza del Lazio, mi hanno preso per matto. La mia idea era educare i clienti a scoprire i nostri prodotti e anche perché il turista chiede vini locali. C’è stata una bella risposta, altri colleghi mi hanno seguito”.

Il (buon) mangiare porta turisti. “L’enogastronomico è sempre più importante, muovi flussi consistenti. Siamo vicini a Roma e investimenti pubblicitari nella capitale sono il primo passo”. Puntando sul locale. “Il video della Prova del cuoco cui ho preso parte – ricorda Bianchini – è stato visto da 6 milioni e 800mila italiani.

L’ambito è in grado di generare ricchezza e occupazione, da qui le nostre proposte, da mettere su carta. Del resto, che l’agricoltura sia da seguire con attenzione, lo dicevo già nel 2012”.

Agricoltura, enogastronomia e turismo. Tutto ruota attorno a queste tre parole. A rafforzare il concetto, in conferenza da FdI c’è anche Jean Philippe Vaquier, docente universitario in marketing del turismo.

“Il 70 per cento del turismo – osserva Vaquier – è influenzato dall’ambito enograstonomico. La presenza di un’identità del food condiziona la scelta su dove andare”. Farlo crescere non vuol dire necessariamente mettere in campo grandi investimenti.

“Il ristorante – osserva il professore – fa conoscere un prodotto, ad esempio il vino, Chi lo assaggia, magari poi va a visitare la località dove è prodotto. Oggi funziona molto il turismo esperienziale, si visitano i luoghi, ma pure le aziende agricole. In questo modo, si genera un circolo virtuoso”.
Il marchio Deco ha un significato particolare: “La qualità conta – osserva Vaquier – ma rispetto alle altre sigle, per il turismo è importante che sia veicolato il nome di dove si produce. Conta il brand locale”.
Non serve molto a realizzarlo. Occorre che il consiglio comunale dia l’indirizzo, si predisponga il disciplinare e l’iter è avviato. “Questo è un impegno che prendo – chiude Bianchini – da realizzare nei primi cento giorni se dovessi essere eletto”.


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