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“Alessandro aveva il carisma della bontà”

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Alessandro Salvati

Alessandro Salvati

Capranica - I funerali di Alessandro Salvati

Capranica – I funerali di Alessandro Salvati

Capranica - I funerali di Alessandro Salvati

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Capranica - I funerali di Alessandro Salvati

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Capranica – I funerali di Alessandro Salvati

Capranica - I funerali di Alessandro Salvati

Capranica – I funerali di Alessandro Salvati

Capranica – “Aveva il carisma della bontà. Era un ragazzo buono, un uomo amabile”. “Nessuna parola umana può esprimere un dolore così grande. Coraggio, ci siamo anche noi. Anche nel dolore e nella prova”. Alessandro Salvati, il ragazzo precipitato dal terzo piano della sua abitazione nella notte tra martedì e mercoledì, è stato salutato da un intero paese. Ed è stato salutato così. Poche parole, scandite durante il funerale. Ieri pomeriggio, nella chiesa di san Giovanni a Capranica.

Un corteo funebre lo ha prima accompagnato in chiesa. Poi al cimitero, attraversando in silenzio il centro storico della città.

La chiesa, piena di gente. Amici, colleghi di lavoro e calcio. Lo sport che Alessandro amava. Tantissimi i giovani. Molti sono rimasti fuori. Dentro, a un certo punto, non si entrava.

Persone sedute ai banchi, addossate alle colonne. Soltanto le campane della chiesa a far risuonare l’ora dell’addio e delle lacrime che si vedevano scendere giù dai volti segnati dal dolore e dal lavoro. Lavoratori come Alessandro, che avrebbe compiuto 35 anni il prossimo 18 giugno, impiegato in un’azienda di Ronciglione che si occupa di allestimenti per fiere.

Giocatori di calcio. Alessandro ha militato come portiere prima nel Ronciglione United, poi nell’Atletico Capranica. Infine, in terza categoria, nel Nuovo Gs Capranica.

Il dramma nella notte a cavallo tra il primo e il due maggio, quando Alessandro è precipitato dal terzo piano della sua abitazione. Un volo di 10 metri.

Due chilometri di corteo, prima di arrivare al cimitero. Nessuno lo ha lasciato solo. Tutti stretti attorno a lui, alla sua famiglia. Al suo coraggio. Come quando, tra i pali di una porta, difendeva un’intera squadra.


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