Oriolo Romano – “Gli appalti per l’affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani e di manutenzione del verde pubblico erano scaduti da tempo, ma venivano prorogati per anni. In assenza di nuovi bandi”. Lo spiega la Guardia di finanza di Viterbo, che ha aperto un’inchiesta coordinata dalla procura sul comune di Oriolo Romano. L’esito delle indagini, andate avanti per dodici mesi, hanno portato alla denuncia a piede libero di una responsabile comunale a cui gli inquirenti contestano l’abuso d’ufficio. “Per violazione – spiegano i finanzieri – della normativa in materia di appalti e per aver procurato un potenziale vantaggio patrimoniale alle imprese destinatarie degli affidamenti diretti”.
Le fiamme gialle hanno ipotizzato un giro di affari di oltre un milione e mezzo di euro. Un milione e seicento mila euro, per la precisione. La responsabile comunale, secondo gli inquirenti, “nello svolgimento degli incarichi d’istituto per la concessione dei servizi di raccolta di rifiuti urbani e di manutenzione del verde pubblico in appalto, in violazione della normativa di settore, avrebbe consentito, in maniera ingiustificata, una serie di affidamenti diretti, reiterati per alcuni anni, anziché attuare l’ordinaria procedura di indizione di una gara pubblica”.
L’inchiesta è partita dall’acquisizione di una serie di documenti nel comune di Oriolo Romano, e il blitz serviva ai finanzieri per verificare la corretta gestione dei fondi pubblici da parte dell’ente. “Pur dovendo assicurare la continuità del servizio pubblico – spiegano le fiamme gialle -, gli affidamenti diretti e reiterati negli anni alle stesse aziende per la raccolta di rifiuti e la manutenzione del verde pubblico avrebbero concretato una violazione dei diritti di trasparenza e concorrenza in materia di affidamento di pubblici contratti e concessioni”.
La responsabile comunale è stata raggiunta anche dall’avviso di conclusione delle indagini, condotte dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria e coordinate dal pubblico ministero Massimiliano Siddi. Le carte dell’inchiesta sarebbero finite anche in corte dei conti, “per valutare – sottolineano le fiamme gialle – l’eventuale danno erariale connesso alla irregolare procedura”.
