Viterbo – Arena: “Hanno scelto l’usato sicuro”. Serra: “Penso di essere ben piantato nel centrosinistra”.
Nella redazione di Tusciaweb ieri si è svolto il faccia a faccia, in diretta su Facebook e moderato dal direttore Carlo Galeotti, tra Giovanni Arena, candidato sindaco del centrodestra, e Francesco Serra per il centrosinistra. Uno di fronte all’altro per esporre la propria idea di città.
Una sfida politica tra figli d’arte: Arena, figlio di Salvatore che è stato tra i più amati sindaci di Viterbo, e Serra, il cui padre, Nicola, è stato un punto di riferimento per la sinistra e “un socialista di quelli buoni”.
Si è parlato di programmi, priorità e criticità. Cosa fare e cosa cambiare rispetto al passato. Per cambiare Viterbo. Con idee per la manutenzione delle strade e per migliorare la raccolta dei rifiuti, senza dimenticare il centro storico. Non sono mancati poi spunti personali, aneddoti e giudizi su personaggi della politica locale.
Il dibattito si è aperto con un ricordo, quello dei rispettivi padri. “E’ un bel modo di iniziare – dice Arena – perché sono due figure che hanno lasciato il segno nella nostra città. Proprio 50 anni fa, in questo periodo, mio padre era sindaco di Viterbo. Allora, i rapporti umani erano prioritari rispetto alla ‘cattiveria politica’. Vorrei che tutto ciò ritornasse e che dopo lo scontro politico restasse il rapporto vero tra persone intelligenti che cercano di portare avanti le loro idee in maniera civile”.
Serra dice di aver ereditato proprio dal padre il germe della politica. “Ho vissuto le battaglie politiche in casa – dice Serra -. Papà era socialista e, spesso, da piccolo lo seguivo nella sua attività.
Voglio raccontare un aneddoto che dà il senso della città, di come era, come è e come potrebbe essere ancora. Mio padre era ricoverato in ospedale e c’erano ai capi del letto mio cugino Massimo e Toto Mecarini, famoso massaggiatore della Viterbese. Mio cugino ventenne di sinistra criticava la città borghese e conservatrice, e Mecarini, risentito da quelle parole, lo interruppe dicendogli che a Viterbo comunque un ‘piatto di facioli’ l’avevano sempre magnato. Mi colpì lo scontro: da una parte la città vera di Toto Mecarini, quella che usciva dalla guerra, e dall’altra i giovani che crescevano. Ne ho viste tante di queste discussioni. Papà, mi ha lasciato questo germe, perché quella della politica possiamo definirla una malattia”.
I punti del programma.
“Ho due o tre cose – dice Serra – che, per me, possono essere interessanti per lo sviluppo di una città che ha un carattere prettamente culturale e turistico, non di certo industriale. Penso al Teatro dell’Unione come polo culturale della città, quindi non solo contenitore di spettacoli, ma anche un laboratorio teatrale o una scuola musicale. Altro obiettivo è quello di completare il bando per la concessione delle ex Terme Inps, che deve essere fatta ai privati, e che completerebbe la città termale con il termalismo privato, le Terme dei papi, oltre quello libero del Bagnaccio. Elementi che, dal punto di vista economico, permetterebbero alla città di crescere e di creare lavoro.
Infine, lo sport che è un meccanismo di integrazione sociale importante. E’ necessario un assessore specifico e che il Comune metta a disposizione i terreni per la gestione privata dello sport e per far crescere gli impianti”.
Punti che sembrano mettere d’accordo i due sfidanti. “Serra – dice Arena – ha evidenziato tre dei punti fondamentali del nostro programma, perché certe criticità non hanno colore politico. Ricordo una foto di mio padre che stava sottoscrivendo un protocollo per la città termale, parliamo del ’68. Dopo 50 anni, dunque, non si è riusciti a partire con quella che è l’unica fonte di ricchezza e di lavoro della città. Dobbiamo dare atto al termalismo spontaneo e ai giovani che lo promuovono. E’ necessario però che il comune coordini tutto, sbloccando le ex Terme Inps”.
Arena si focalizza anche su altri aspetti: “Strade e sicurezza che punteremo a migliorare. Anche la questione immigrazione deve essere governata, perché i viterbesi vogliono sapere ogni aspetto per migliorare l’accoglienza e rasserenare il clima”.
Sulla sicurezza anche Serra ha da dire la sua: “Il tema della sicurezza è importante e dobbiamo cercare di non farlo diventare più importante di quello che è. Viterbo mi sembra una città sicura e, per il Sole 24 ore, infatti, siamo al 36esimo posto in Italia, ciò vuol dire che prefettura e forze dell’ordine hanno agito bene. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione, l’accoglienza, l’integrazione e la legalità”.
Il problema quotidiano delle buche e delle strade disastrate che riguarda tutta la città.
“In questa campagna elettorale – afferma Arena – sento spesso dire: ‘faremo, cambieremo e rivoluzioneremo’. Quello delle strade è un problema fondamentale che riguarda le risorse e le possibilità di bilancio. Sono stato assessore ai lavori pubblici e, in quel periodo, ho avuto modo di investire 8 milioni per le condizioni di bilancio che lo hanno permesso. E’ sempre una questione di tempi e organico. Bisogna fare delle scelte nelle priorità, coinvolgendo i privati. In precedenza, si è sempre andati dietro a chi doveva realizzare le opere ed erano questi a presentare i progetti. Dobbiamo invertire la tendenza e far sì che sia il comune a fare i bandi in base alle sue esigenze, per poi interagire con i privati che si adattano alle richieste dell’amministrazione stessa”.
Per Serra il problema delle strade non è solo viterbese. “E’ di certo una priorità – dice il candidato di centrosinistra -, ma la città ha 400 km di strade e per asfaltarle tutte ci vorrebbero 160 milioni. In questa consiliatura, per le strade, sono stati spesi 6 milioni di euro di cui tre, nell’ultimo anno, per la riasfaltatura. C’è una difficoltà di manutenzione legata anche ai cambiamenti climatici con fenomeni atmosferici, come le bombe d’acqua, che rendono le strade un colabrodo. L’attuale amministrazione non ha speso meno delle precedenti, è solo più difficile reperire i fondi. Non è che non abbiamo fatto, ma non abbiamo fatto a sufficienza per motivi economici”.
Il bando dei rifiuti è… ‘na monnezza.
“In questo settore – dice Arena – ho fatto anche un’esperienza regionale come commissario dell’Arpa Lazio che fa verifiche a livello di inquinamenti. Quello dei rifiuti è diventato un problema importante per la città di Viterbo, innanzi tutto per come è strutturata e cioè come se fossero tre paesi messi insieme con caratteristiche diverse per cui coordinare le modalità di smaltimento dei rifiuti diventa complicato. Il centro storico, con le sue ristrettezze di spazio, necessita di più partecipazione dei cittadini nel rispetto degli orari e della raccolta. Vanno maeglio i condomini con i cassonetti al loro interno e i guai veri escono sulle isole di prossimità, che sono diventate discariche a cielo aperto, e che sono quelle più costose da smaltire.
Pensare di fare il porta a porta nelle zone rurali costa di più rispetto alle zone più urbanizzate. Anche in questo caso servono maggiori investimenti e più personale, ma anche un’organizzazione dell’impresa che sia all’altezza della situazione. Adesso, invece, siamo addirittura arrivati a un contenzioso tra la ditta appaltatrice e il comune per sette milioni e non si sa come se ne uscirà. Un’altra carenza grossa è quella di avere l’ecocentro per lo smaltimento degli ingombranti a Grotte Santo Stefano. Un problema che porta all’abbandono del rifiuto per strada. Anche in passato, probabilmente, non si è centrato il problema, quindi, ora, con attenzione si valutino tutte le criticità per un bando che consenta di eliminare la disorganizzazione e le deficienze di questo settore. I cittadini devono essere consapevoli che meglio differenziano e meno pagano”.
Serra tiene a precisare: “L’appalto dei rifiuti è stato fatto dalla precedente amministrazione e noi ce lo siamo trovato. E’ durato cinque anni e ora è in scadenza e da subito ha portato difficoltà perché probabilmente è stato fatto male e ci sono stati problemi. La nostra volontà è stata quella di modificarlo, ma poi un’inchiesta ha bloccato la situazione. Il nuovo appalto quindi lo farà la prossima amministrazione. Noi, però, abbiamo approvato delle linee guida che puntualizzano i problemi e li affrontano: il porta a porta che deve essere diffuso, il controllo delle isole di prossimità e di una tariffazione puntuale. In tutto questo poi, la città poi non ha risposto e la colpa non è dei cittadini, ma di chi amministra visto che non ha fatto un’adeguata sensibilizzazione per spiegare la raccolta, come deve essere fatta e i vantaggi che comporta”.
Centro storico, un vanto e una debolezza. Che farci: mantenere la chiusura, estenderla a Pianoscarano e che tipo di limitazioni del traffico eventualmente adottare?
“Ci troviamo di fronte a una situazione – dice Arena – per cui i negozianti hanno delle esigenze e i residenti ne hanno altre diametralmente opposte. Non è pensabile che piazze come quella del Gesù e della Morte siano continuamente umiliate dalla presenza di decine di auto. E’ necessaria una vera isola pedonale, h 24. Però bisogna anche mettere in condizioni favorevoli chi deve raggiungere queste zone, magari con l’apertura del parcheggio di Sant’Antonio. Serve confrontarci tutti insieme. Il nostro è uno dei centri più vasti d’Italia e fino a 30 anni fa ci abitavano 12mila persone.
Oggi sono 5500 e la metà sono stranieri che trovano affitti a prezzi più bassi. Non si investe più e c’è stato un decadimento anche culturale all’interno della città. Sarebbe utile dare anche agli stranieri dare stimoli di integrazione per far crescere il centro storico insieme ai viterbesi. A Perugia già nel ’68 esistevano le scale mobili. All’inizio c’è stata una rivolta dei commercianti e poi si è arrivati all’adeguamento. Bisogna insistere sulle scelte che vengono fatte”.
Serra si è detto un convinto sostenitore della chiusura del centro storico: “E continuo a esserlo – aggiunge -. Nel momento in cui si è discusso e concordato con tutti, commercianti, residenti e cittadini, si fa quel passo e indietro non si ritorna. Purtroppo in questa città spesso non è così. Il centro storico lo dobbiamo riqualificare, con l’aiuto di tutti e del comune nell’agevolare chi è coinvolto anche con la riduzione delle tasse e la riqualificazione urbanistico-residenziale dell’edilizia sovvenzionata per migliorare il decoro”.
Un’altra zona critica è il Poggino, trascurata e impostata male. Come ristrutturarlo?
“E’ nata – dice Arena – su una zona senza che si siano le opere primarie. La rete fognaria era inesistente e ora deve essere completata. Una zona artigianale, industriale e commerciale, ibrida, senza coordinamento viario. E’ difficile rimediare a tutto ciò, meglio radere al suolo piuttosto che rimettere mano su cose che sono partite male e sono andate peggio. Coi 17 milioni di euro per le periferie, penso che possa arrivare una risposta adeguata”.
Serra è convinto che i 17 milioni del bando delle periferie “in parte spesi per il Poggino, saranno la chiave di volta per un miglioramento. Credo che la prossima amministrazione riuscirà a dare una risposta seria a operatori importanti per la nostra città”.
Le frazioni sono abbandonate?
“C’è da rimettere le mani su alcuni quartieri – dice Arena – come Santa Barbara, in cui è da rivedere per esempio la viabilità, poi c’è una palestra finita che è invasa da erbacce di due metri ed è nell’abbandono. Lo stesso la scuola dell’infanzia. A volte c’è la volontà politica ma poi gli intoppi burocratici non ti permettono di portare a termine certe cose.
Per quanto riguarda le frazioni di Viterbo, sono il 30 per cento dell’elettorato viterbese. Il disagio per loro è alto perché gli uffici decentrati del Comune sono spariti e non hanno un vigile. Dobbiamo assolutamente intervenire”.
La vede meno negativamente Serra: “Non va tutto male nelle frazioni – dice Serra – è vero mancano gli uffici amministrativi, per quanto però, una risposta c’è e se qualcuno deve fare un certificato va a San Martino dove c’è sempre poca fila. Sarebbe di certo utile attivare servizi online. Vivo a San Martino, difficoltà ce ne sono ma non in tutto. Abbiamo fatto la pavimentazione della piazza – con soldi della precedente amministrazione – a cui abbiamo aggiunto la salita e piazza dell’Oratorio. Dobbiamo lavorare sulla vocazione culturale. Lo stesso vale per Bagnaia. Discorso diverso per Grotte “.
L’amministrazione Michelini, una parentesi ormai chiusa.
“Sono stato amministratore di lungo corso – dice Arena – e fare il grillo parlante, elencando ciò che non è andato non è nel mio stile. Tanto poteva essere fatto meglio, ma ho stima di Michelini come persona. Politicamente, posso dire che forse non è riuscito a creare una squadra coesa e le dinamiche interne hanno rallentato e non hanno creato quel clima sereno che invece è fondamentale per lavorare. Proprio per questo il risultato è stato insufficiente”.
Serra ammette di non poter essere il principale difensore dell’amministrazione passata. “Sono stato una delle anime critiche – dice Serra – anche all’interno della maggioranza stessa, ma sempre un leale pungolo al sindaco Michelini e se qualcosa di buono è avvenuto, è stato fatto dopo la crisi, cioè negli ultimi due anni. Con Michelini ho un rapporto di amicizia che molti di voi non si aspettano, ma così è”.
Serra e Arena accomunati da una travagliata storia per la candidatura.
“Mi sono candidato con iniziale fatica – afferma Serra -, visto che non era la mia intenzione, e perché non si riusciva a focalizzare all’interno del Pd una candidatura unitaria. Infine, perché all”interno del Pd stesso si era creata una situazione non più praticabile per molti di noi. Non è una candidatura contro, ma a favore di Serra e all’interno del centrosinistra. Per motivi personali, credo di avere una credibilità, un’esperienza e una possibilità di fare il sindaco che è indipendente dal fatto di essere dentro o fuori il Pd. Nel 2013 abbiamo fatto le primarie e quest’anno che si dovevano fare a maggior ragione è stato fatto il contrario. Penso di essere ben piantato nel centrosinistra”. Per lui, non si poteva fare altrimenti. “Non c’è stata alcuna discussione sui cinque anni di Michelini e un viaggio diretto verso una candidatura indipendentemente da quello che proponeva la minoranza. E non era un problema di posti”. Sul Pd: “Non sono ancora stato espulso. E’ questione di tempo”.
Lunga e sofferta anche la candidatura di Arena: “Ognuno nel centrodestra – dice Arena – ha cercato di fare la sua partita, fino al limite consentito. Da parte del mio partito, c’è stato un riconoscimento totale alla mia attività politica coerente e affidabile. Ho avuto fiducia dal presidente del Parlamento europeo Tajani, a cui mi lega un’amicizia fraterna, da Gasparri, Battistoni e Fazzone. Finite le schermaglie, anche gli alleati hanno pensato che sarebbe stato meglio ‘un usato sicuro'”.
Riferimenti politici a Fioroni, Gabbianelli e Meroi.
“Ero piccolo – esordisce Serra parlando di Fioroni – per ricordare l’esperienza da sindaco. Politicamente, invece, rappresenta un elemento importante per il centrosinistra. E’ stato il primo ministro viterbese. Ora credo che sia passato un lungo periodo politico e credo sia importante lasciare spazio a nuove generazioni e uomini. Di Gabbianeli, ho un ricordo buono sia dal punto di vista personale che politico. Con Meroi, al di là dei rapporti di amicizia, non ho ricordi politici”.
“Per venti anni in amministrazione – dice Arena – credo di aver lavorato in maniera soddisfacente per i viterbesi che mi hanno spinto a concludere forse la mia carriera politica in posizione primaria. Sono stato in giunta con Meroi, Gabbianelli e Marini e loro ho un rapporto eccezionale. Ognuno mi ha dato qualcosa. Spero di mettere a frutto tutto quello che ho acquisito in questi 20 anni per il bene dei viterbesi”. Invece di Fioroni: “Gli ho fatto scuola al liceo, ed è stato un personaggio che ha inciso profondamente nella politica viterbese e nazionale. L’unico ministro viterbese”.
Il primo provvedimento da sindaco e un appello al voto.
“Nei primi cento giorni – dice Arena – mi auguro, sempre nei limiti delle disponibilità di bilancio, di dimostrare che c’è un’attenzione diversa per le piccole cose, quelle che costano di meno, ma che richiedono più impegno e presenza sul territorio: a partire dalla riqualificazione di Pratogiardino, la pulizia della città e il centro storico. Prima di tutto voglio stare 10 giorni chiuso negli uffici comunali per capire le criticità che ci sono negli uffici stessi. Vorrei essere ben voluto e apprezzato almeno la metà di quanto lo è stato mio padre”.
Serra parla di due priorità su cui agire rapidamente. “Il bando dell’igiene urbana per risolvere la questione della ‘monnezza’, detta alla viterbese, e la manutenzione stradale. Spero che i cittadini, gli amici e i sostenitori, anche in altre occasioni, possano capire il senso della mia candidatura e l’impegno che voglio dedicare a Viterbo, non a caso – conclude – il mio slogan è ‘per Viterbo sempre e comunque'”.




