Viterbo – Il campanile della cattedrale di Viterbo, in piazza san Lorenzo. Spesso dimenticato, citato, soltanto visto. Poco conosciuto.
Fotogallery: Il campanile del Duomo e la città dei Papi
S’alza per aria dritto come un fuso che,quando suonano le campane a mezzogiorno, rimbomba e oscilla. Sta sempre lì. Dal XII secolo. Lato destro, spalle Palazzo dei Papi. Parte del polo monumentale.
L’unica opera visibile dell’impianto originale. Il duomo, romanico, è stato ridisegnato in stile rinascimentale. Per volontà del cardinale Gambara, vescovo della diocesi di Viterbo, 1568-1580.
Il campanile è sempre lo stesso. Da nove secoli a questa parte. Formato da strati segnati da doppie bifore e fasce policrome orizzontali. Alterna il bianco del travertino e l’azzurro del basalto. Nessuno ci sale. Non si potrebbe. Scale sospese in ferro, e fa paura. Sicure. Arrivati in cima, la situazione peggiora pure. Tra bifore e vuoto soltanto una rete. Quella per i piccioni.
Basta però affacciarsi con cautela e Viterbo, quella medievale, si mostra. In tutta bellezza. L’ospedale vecchio e il disegno sulla piazza, davanti al duomo, che tutti calpestano ogni giorno e nessuno guarda, come una guida d’altri tempi. Valle Faul e il giardino che l’accompagna fino alle mura e alla porta che apre alle campagne verso Poggio Giudio, e Castel d’Asso. I tetti che rimbalzano lo sguardo fino alla Palanzana, Pianoscarano e il molino dei Profili.
Infine le campane, sopra la testa, che sembra quasi ti cadano addosso.
A ben guardare da cima a fondo, per poi rivederla a terra, da capo a piedi, sembra una poesia, di Sinisgalli.
I primi versi. “Eri dritta e felice. Sulla porta che il vento apriva alla campagna”.
Daniele Camilli




