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“Noi siamo e ci sentiamo l’aviazione dell’Esercito”

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Viterbo - Il 67esimo anniversario dell'Aviazione

Viterbo – Il 67esimo anniversario dell’Aviazione

Viterbo - Paolo Riccò, Salvatore Farina, Federico Bonato

Viterbo – Paolo Riccò, Salvatore Farina, Federico Bonato

Viterbo - Il 67esimo anniversario dell'Aviazione

Viterbo – Il 67esimo anniversario dell’Aviazione

Viterbo - Il 67esimo anniversario dell'Aviazione

Viterbo – Il 67esimo anniversario dell’Aviazione

Viterbo – “Noi siamo e ci sentiamo l’aviazione dell’Esercito e non, come a volte qualcuno male interpreta, un’aviazione per l’Esercito”. È il generale di brigata Paolo Riccò ad aprire le danze dei festeggiamenti del 67esimo anniversario della costituzione dell’aviazione dell’Esercito italiano.

Fotogallery: Il 67esimo anniversario dell’aviazione dell’Esercito

Questa mattina, presso l’aeroporto Fabbri di Viterbo. Davanti a centinaia di militari, uomini e donne di tutte le forze armate. Autorità politiche e istituzionali, associazioni combattentistiche, provincia e città di Viterbo. 

Tutti ad ascoltare i discorsi tenuti dal capo di stato maggiore dell’esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, e dal comandante dell’aviazione dell’Esercito, generale di brigata Riccò. Assieme a loro anche il comandante delle forze operative terrestri e comandante operativo dell’Esercito, generale di corpo d’armata Federico Bonato.

Nell’hangar del 28esimo Tucano, anche il sindaco Leonardo Michelini, il vescovo Lino Fumagalli, questore e prefetto. Familiari e tanti altri. Per ricordare il 10 maggio del 1951 quando, su ordine dello stato maggiore dell’esercito, presero vita scuola e reparto aereo di artiglieria con compiti di controllo e guida di unità, trasporti di emergenza e collegamenti a terra.

Sei anni dopo la fine della seconda guerra mondiale quando l’Italia, sconfitta dalle forze alleate, vide il proprio Esercito ridotto a 100 mila unità dai trattati di pace successivi al conflitto. Senza perdere tuttavia onore e dignità, perché prese anch’esso parte alla battaglia per liberare il Paese dal nazi fascismo.

Oltre 60 anni a difesa della Repubblica e della democrazia. In Italia e all’estero. Uomini di guerra e di pace.

“Oggi – ha aggiunto Riccò – è anche l’occasione per rinnovare ai nostri uomini e alle nostre donne il mio più sentito grazie per quanto fatto con elevato spirito di servizio e sacrificio per mantenere alto l’onore della propria forza armata sia in patria che all’estero. Assolutamente consapevoli delle risorse disponibili in questo ormai protratto momento storico”, che vede l’aviazione impegnata in Afghanistan e in altri scenari di guerra, così come in opere di soccorso e collaborazione a favore della popolazione civile, soprattutto in occasione di gravi calamità naturali.

Sul piazzale di fronte all’hangar, giovani sull’attenti. Non fanno una piega. Qualcuno ogni tanto si volta quando sente il click dei fotografi. Cordiale, la testa torna poi al suo posto, per gli onori al capo di stato maggiore che puntuale attraversa il tappeto blu che lo porta al tavolo della presidenza dove terrà il discorso. Sul prato, alcuni aerei in mostra. 

“L’aviazione dell’Esercito – ha sottolineato Farina – si è rinnovata, è cresciuta ed è stata quella che negli ultimi 20 anni ha avuto un tasso di crescita superiore alle altre componenti dell’esercito”. “È soprattutto l’uomo l’anima dell’Esercito. Piloti, tecnici, meccanici, assistenti, coloro che organizzano l’infrastruttura. Perché tutto comporta la capacità dell’aviazione. E raccomando ai comandanti di ricercare la collaborazione di tutte le componenti, di guardare avanti, di fare proposte e di rendere tutti partecipativi. Noi ci siamo e ci saremo sempre, di più e insieme”. 

Un’ora in tutto. Dalle 10.40 alle 11.40. Si spacca il minuto. Gli onori allo stendardo del centro addestramento aviazione dell’Esercito. La preghiera dell’aviazione letta dal cappellano militare don Cosimo Monopoli. L’inno nazionale, in apertura e in chiusura della manifestazione. Infine il rompete le righe e i saluti. Mano destra alla fronte, e qualche stretta di mano.

Daniele Camilli


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