Viterbo – In carcere da inizio maggio, vogliono uscire da Mammagialla i due imprenditori viterbesi arrestati per spaccio di droga. E tramite i loro difensori, gli avvocati Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia, si sono rivolti al tribunale del Riesame di Roma per chiedere gli arresti domiciliari.
“Non siamo entrati nel merito dei presunti indizi di colpevolezza – dicono i due legali a margine dell’udienza -, ma ci siamo soffermati solo sul profilo della custodia cautelare e della reiterazione del reato”. Il collegio dei giudici ha preso tempo, e non è escluso che possa sciogliere la riserva anche all’inizio della prossima settimana.
Ieri, in aula, c’era anche il pubblico ministero titolare del fascicolo per spaccio di stupefacenti. Franco Pacifici, che davanti al tribunale della libertà ha insistito sulla validità dell’arresto in carcere chiedendo il rigetto del ricorso.
La coppia di imprenditori era stata fermata e rilasciata dopo una notte in questura il 14 ottobre scorso , per poi finire in manette sette mesi dopo. Nella stessa operazione è stato arrestato anche un uomo, loro presunto complice.
Scenario del blitz un casolare disabitato sulla Cassia Sud, lungo strada Carcarelle, non lontano dalla frazione di Tobia. Lì, oltre a “fumo” ed “erba”, è stato sequestrato anche mezzo chilo di cocaina, più quattro chili di sostanza da taglio. Un vero e proprio deposito di sostanze stupefacenti, nel cuore delle campagne viterbesi, destinate a essere spacciate ai giovani del capoluogo.
Per il pm Franco Pacifici sarebbero complici del giovane che è stato arrestato a ottobre, quando la coppia di imprenditori fu denunciata a piede libero e rimessa in libertà in attesa degli ulteriori sviluppi dell’inchiesta. A carico degli imprenditori, è stata emessa dal gip Savina Poli una corposa ordinanza di una cinquantina di pagine piena di intercettazioni che, secondo procura e tribunale, inchioderebbero gli arrestati.
Dietro i tre arresti ci sarebbe, secondo l’accusa, un ingentissimo traffico di sostanze stupefacenti. Solo la cocaina, per un totale di 520 grammi, avrebbe un valore di mercato superiore ai 30mila euro. Il resto consisterebbe in circa tre chili e 200 grammi di hashish e circa tre chili di marijuana, per un potenziale profitto, per gli spacciatori, attorno ai 35mila euro.


