Viterbo – (sil.co.) – Gli “gnocchi”, che secondo l’accusa sarebbero stati in codice la droga, secondo la difesa sarebbero stati gli attributi sessuali del presunto spacciatore.
Operazione Babele contro lo spaccio in centro, udienza fiume davanti al giudice Silvia Mattei del filone principale della maxinchiesta della pm Paola Conti sfociata in 32 arresti nel maggio del 2014. E ancora una volta è stata guerra sulle intercettazioni. Con sviluppi sorprendenti. E piccanti.
A giudizio l’ex giocatore di baseball Rodolfo Feliz Castillo, Ivan Antonio Morales, Hector Jose Vargas Delgadillo, Luciano Santo Hernandez e Angela Josefina Hernandez Abreu.
Scatenata la difesa di Castillo, con l’avvocato Samuele De Santis che ha messo a dura prova gli investigatori sentiti come testimoni in merito alle intercettazioni.
“Vieni con i tuoi gnocchi”, avrebbe detto per telefono la sera del 31 luglio 2013 una donna di nazionalità cubana al dominicano. Per gli inquirenti una richiesta di stupefacenti. L’interlocutrice avrebbe raccomandato a Castillo di fare presto, perché c’era altra gente. “Con quanto passo là?”, le avrebbe risposto il presunto spacciatore. “Due euro”, la risposta. Secondo il testimone la prova di un accordo in codice finalizzato allo spaccio di cocaina: “Dopo due minuti Rodoflfo Feliz Csatillo era già sul posto”.
Sarebbe avvenuto nel cuore della notte, tra mezzanotte e l’una. “Da cosa è stato dedotto che si trattava di spaccio?”, ha replicato il legale, secondo il quale i due stavano concordando un incontro clandestino.
“La donna era l’amante dell’imputato, che si stava mettendo d’accordo con lei per incontrarsi, cercando di non farsi scoprire dalla compagna che era in casa con lui. E lei gli diceva di sbrigarsi perché presto non sarebbe stata più sola. Gli ‘gnocchi’ erano riferiti, affettuosamente, ai suoi attributi sessuali”.
Gli gnocchi insomma non sarebbero stati “gnocchi”. “Il mio assistito è dominicano e la donna è cubana. Nessuno dei due sa cosa siano gli gnocchi. La parola usata è in un’altra lingua e significa tutt’altro”, ha detto, promettendo sorprese dai periti.
Contro Castillo anche un’altra compromettente telefonata, sempre il 31 luglio, ma nel pomeriggio, intercettata dalla polizia giudiziaria di Perugia, che stava indagando l’interlocutore.
“Stavano concordando una cessione di cocaina – ha detto uno degli investigatori sentiti in udienza – ma hanno deciso di rinviare l’incontro perché c’erano ‘troppe formiche in giro’. Le ‘formiche’, nel gergo degli spacciatori, erano i poliziotti e i carabinieri che avevano intuito li stessero tenendo d’occhio. Senza sapere però di essere intercettati”.
Poi ci sono gli occhiali. “Portami un altro paio di occhiali oggi, ma non quelli di ieri che non mi piacevano”, avrebbe detto un presunto assuntore a Castillo. Ancora una volta droga per gli inquirenti. “Si cercano spiegazioni astruse per un dialogo semplice. I due al telefono parlavano veramente di un paio di occhiali”, sostiene il difensore.
Il processo riprenderà a dicembre.

