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Il “lago del demonio” sensibile ai terremoti…

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Bassano in Teverina - Il lago Vadimonio

Bassano in Teverina – Il lago Vladimonio

Bassano in Teverina - La zona del lago Vadimonio

La zona del lago Vladimonio

Bassano in Teverina - Simonetta Celli

Bassano in Teverina – Simonetta Celli

Bassano in Teverina - Alcuni reperti trovati al lago Vadimonio

Alcuni reperti trovati al lago Vladimonio

Bassano in Teverina - La zona del lago Vadimonio

La zona del lago Vladimonio

Bassano in Teverina - La zona del lago Vadimonio

La zona del lago Vladimonio

Bassano in Teverina – sponsorizzato – È il “lago del demonio” e si trova nelle vicinanze di Bassano in Teverina. Qui gli etruschi sono stati sconfitti per sempre. Da qui in avanti i romani dilagarono per l’Italia.

Multimedia: Il lago del demonioVideo

Ed è successo tutto nei pressi di  Bassano in Teverina. Al lago Vadimone, il “lago del dìmonio”. Perché è un lago vulcanico e le sue acque sono sulfuree.

Non solo, ma è anche un lago con una vegetazione particolare ed pure sensibile ai terremoti. Quando Amatrice venne colpita dal sisma, le acque del Vadimone si misero a ribollire. Quando invece il terremoto nel 1915 distrusse Avezzano, al centro del lago si formarono dei coni di fango alti qualche metro.

Il tutto concentrato oggi in uno spazio poco più grande di una piscina olimpionica, in fondo a una valle. All’orizzonte, la dorsale appenninica con borghi e paesi. Tutt’attorno, prati, canne e campi di grano.

Una volta il lago, molto più grande al punto da riguardare l’intera valle, aveva molto probabilmente un affluente che lo collegava al Tevere. Prosciugatosi, il lago, di cui non si conosce la profondità, si è ristretto.

“Qui – racconta Simonetta Celli, anche lei di Bassano – nel 283 a.C. l’esercito romano comandato da Publio Cornelio Dolabella sconfisse una coalizione di Galli Boi ed Etruschi. Polibio è il primo a dare notizia di quest’episodio. Tito Livio riferisce invece di una precedente battaglia avvenuta nel 309 a.C. dove gli etruschi subirono un’altra pesantissima disfatta, questa volta a opera di Quinto Fabio Rulliano”.

Simonetta Celli è un architetto che da Roma si è trasferita a Bassano in Teverina. È innanzitutto un’artigiana dell’immaginario, una narratrice di fatti e storie che hanno caratterizzato la vita del territorio. Questo grazie a un fortunato corso per artigiani dell’immaginario messo in piedi un paio di anni fa dalla Banda del Racconto di Antonello Ricci. Corso trasformatosi poi in un vero e proprio master universitario tenutosi all’università della Tuscia nel 2017 e prossimo alla sua seconda edizione.

“Nel I secolo d.C. – spiega Celli – Seneca e Plinio il Vecchio si occuparono degli aspetti naturalistici del lago, colpiti dal fenomeno delle ‘isole galleggianti’, vale a dire banchi superficiali di vegetazione alla deriva. A volte, gli animali che ci salivano sopra senza accorgersene, si ritrovavano poi in mezzo al lago senza avere più la possibilità di tornare indietro”.

Ma è la battaglia tra etruschi e romani a fare la differenza. Inizia infatti a Bassano in Teverina l’espansione di Roma. “Durante le battaglie le acque del Tevere si colorarono di rosso e il sangue – precisa Celli – arrivò fino alla città eterna. Alcune notti si sentono ancora i rumori delle battaglie. I romani scesero dalla selva Cimino spingendo gli etruschi tra due fuochi. Alle spalle il Tevere, davanti l’esercito romano. L’esito è stata la fine dell’egemonia etrusca su tutto il territorio”.



Le acque del Vadimonio erano ritenute anche curative. “Perché – spiega Simonetta Celli – avevano il potere di rinsaldare le fratture. Gli etruschi facevano riti propiziatori sulle rive del lago. I romani ci immergevano invece le armi per renderle invincibili. È inoltre un lago sensibile ai terremoti. All’inizio del novecento, quando ci fu il terremoto ad Avezzano, al Vadimonio si formarono dei coni di fango alti metri. Quando c’è stato invece il terremoto ad Amatrice le acque hanno iniziato a ribollire”.

Infine le specie vegetali e quelle animali. “Nel lago – dice Paola Clementi, appassionata di biologia che ha dedicato la propria azienda al Vadimone – troviamo soprattutto le lenticchie d’acqua. Ma è presente anche il giacinto d’acqua che non è delle nostre zone, ma dell’area sub tropicale. Probabilmente è arrivato al lago viaggiando tramite gli animali che si trovano nel Tevere. Tra le specie animali, troviamo infine crostacei di piccola taglia. Anche se una volta mi sono ritrovata in casa, abito proprio qui di fronte, un tritone, un anfibio molto raro dalle nostre parti”.

Daniele Camilli


a cura di Piattaforma 2.0


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