Viterbo – Processo El Dorado, la Cassazione ha confermato le condanne per gli otto imputati.
“Dovranno scontare 6 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione Antonio Nucera (classe ’41), 12 anni e 6 mesi Giuseppe Nucera, 9 anni Antonio Nucera (classe ’55), 6 anni ciascuno Carmelo Nucera, Diego Nucera, Domenico Nucera, Raffaele Nucera (classe ’63) e Raffaele Nucera (classe ’73)”, lo scrive il Corriere della Calabria.
L’inchiesta antindrangheta della Direzione distrettuale antimafia, partita nel 2013 da Reggio Calabria e arrivata a Viterbo, verteva sui flussi di denaro confluiti nelle aziende tra Graffignano, Vignanello e Canepina. Per gli inquirenti reggini, i soldi sporchi della ‘ndrangheta si lavavano anche nella Tuscia. Riciclato da aziende viterbesi ortofrutticole e di trasporti.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto De Bernardo, portò alla luce la straordinaria capacità di penetrazione della ‘ndrangheta, al sud Italia come più a nord. Gli inquirenti scoprirono ben tre cosche nel solo paese di Condofuri (Reggio Calabria). Cinquemila anime e il potere criminale annidato perfino nelle frazioni. Quella di Gallicianò sarebbe stata territorio dei Nucera. Presunti riciclatori di capitali sporchi anche di altre famiglie calabresi.
Ed è qui che entra in gioco il Viterbese, El Dorado della ‘ndrangheta. Nell’inchiesta dei pm calabresi, il Viterbese diventa la lavatrice dei proventi criminali, tramite aziende tra Graffignano, Vignanello e Canepina. I capitali sporchi della ‘ndrangheta si lavano qui, per poi tornare in Aspromonte in comode rate mensili da 7500 euro. Più 50mila euro una tantum. Il totale accertato dagli inquirenti sarebbe di oltre 600mila euro.
